Gli enti che avrebbero dovuto essere aboliti non mollano l'osso

Province: denunceranno lo Stato alle varie procure per i tagli da 1,3 miliardi di euro

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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ROMA – Le Province preparano azioni di rivalsa nei confronti dello Stato centrale, con il solo fine di garantire i servizi ai cittadini. Si tratta di esposti cautelativi a tutte le procure italiane per chiedere l’applicazione dell’articolo 119 della Costituzione.
L’ha annunciato durante l’Assemblea dei presidenti delle Province il leader dell’Upi Achille Variati. Il quale, diversamente da altre volte, ha dismesso i modi felpati di un vecchio servitore dello Stato preferendo indossare l’abito mentale del combattente, come ha sottolineato nel corso della sua relazione, invitando la platea degli amministratori a fare altrettanto. Semplice e allo stesso tempo complesso il casus belli: nelle casse degli enti mancano 1,3 miliardi di euro.
Seicentocinquanta per l’azzeramento del taglio nell’ambito del cosiddetto fondone, e altri 600-650 milioni aggiuntivi, da erogare mediante decreto. Prima di metter mano alle carte bollate l’Upi non ha dimenticato di interpellare il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, con il quale si è incontrato nel tardo pomeriggio, riservandosi però di informare sugli esiti soltanto nella giornata di domani. «Ci appelliamo a lui, garante della Costituzione – ha spiegato Variati ai giornalisti a margine dell’assemblea – perché sia permesso alle Province di assicurare stessi diritti e dignità a tutti i cittadini, il 70% dei quali vive e opera fuori dalle aree metropolitane». In un tribunale ideale l’Upi non mette sul banco degli imputati la legge Delrio, che ha consegnato i livelli istituzionali dei nostri enti nelle mani dei sindaci, ma le ultime 3 finanziarie a partire dal 2015, che hanno tagliato le risorse per la manutenzione delle strade, per gli interventi sulle scuole e per agire contro i dissesti idrogeologici. «Da parte della politica – ha aggiunto
– c’è stata una sottovalutazione delle conseguenze per i tagli, peraltro sull’onda del populismo».
Le Province chiedono di poter essere messe nelle condizioni di predisporre un bilancio triennale che consenta di programmare l’azione amministrativa. Tutta colpa del taglio da 1 miliardo ciascuno operato con le leggi stabilità 2015, 2016 e 2017. A fronte di un contributo che dal 2013 al 2017 ha raggiunto i 5,2 miliardi. Al momento il totale delle entrate di Province e Città metropolitane è di 3,6 miliardi, di cui 1,3 miliardi proveniente dall’Imposta provinciale di trascrizione e 2,8 miliardi dall’Rc Auto. Quest’anno però gli stessi enti dovranno versare allo Stato più di 3,5 miliardi, facendo rimanere sui territori – secondo i calcoli Upi – il 3% delle entrate, che per le sole Province al momento è apri a circa 89 milioni.
Il prossimo scoglio a questo punto è quello del 31 marzo, quando, secondo la Finanziaria 2017, le enti dovranno approvare i bilanci preventivi. Ma questo, argomentano gli amministratori, è impossibile, visti i 700 milioni di squilibrio presenti in cassa. Tra le priorità minime elencate da Variati, a parte l’azzeramento del taglio da 650 milioni, figurano: l’assegnazione di almeno 250 milioni aggiuntivi per le funzioni  fondamentali; l’assegnazione di altri 300, facenti capo al fondo Anas, per la manutenzione straordinaria delle strade provinciali; consentire di dirottare nei bilanci i risparmi derivanti dai costi della politica.
Pronta la solidarietà dell’Anci: il presidente del consiglio  nazionale, Enzo Bianco, ha invitato ad accelerare i processi per diventare insieme all’Upi una sola squadra, perché la battaglia delle Province è anche quella dei Sindaci. Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni, ha invece esortato ad avere un atteggiamento pragmatico a salvaguardia dei servizi, i quali, come hanno dimostrato le recenti drammatiche  situazioni legate agli eventi sismici e al maltempo, sono fondamentali per i cittadini.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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