Evidenti errori grammaticali nei compiti scritti

Lingua italiana: aspiranti maestri bocciati (per il 53%) alla prova scritta del concorsone nel Veneto

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Cultura, Lente d'Ingrandimento

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E’ appena sbollita la polemica sulla poca conoscenza dell’italiano da parte dei nostri studenti, quando una notizia che ci viene dal Veneto è destinata a rinfocolare le polemiche che si sono già aperte fra i sostenitori della tesi del documento dei 600 professori e chi invece sostiene la validità della scuola e del percorso di formazione attuale.

Sta di fatto che i risultati del concorsone per gli aspiranti maestri veneti, avviato nel maggio scorso, – che ha coinvolto 175mila candidati da tutt’Italia – fa riflettere sulla preparazione della nostra classe docente, visto che al termine della prova scritta è stato bocciato il 53% dei candidati.

Tanto più che uno degli esaminatori chiamati a valutare le prove sottoposte ai concorrenti ha svelato, con un’intervista rilasciata al Corriere del veneto, le gravi pecche e il florilegio degli errori ortografici nei quali sono
inciampati gli aspiranti maestri veneti.  Chi è «scivolato sui calzini rattopati o viene invitato a un’evento, chi discetta di musica e di melodie disciendenti o aquista un trolley nuovo fiammante».
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Sono stati perciò ammessi  all’orale solo 1.604 dei 3.410 candidati. Sono state sette le commissioni insediate e la correzione dello scritto è stata la più dolorosa, almeno per i cultori della lingua italiana, costretti a dribblare continuamente orrori grammaticali di ogni tipo. Gli stessi che vengono corretti anche ai bambini delle scuole elementari, ai quali le maestre dovrebbero trasferire la cultura appresa.

«Ogni volta che ci trovavamo davanti a una mostruosità di questo tipo ci guardavamo tra noi sconvolti – ha raccontato uno degli esaminatori – e di fronte ad alcune abbiamo allargato le braccia. Le elementari sono il momento in cui i bambini iniziano a imparare i fondamentali, in cui si pongono le basi per la conoscenza successiva». Al commissario non è rimasto che chiedersi, con comprensibile sbigottimento: «una maestra elementare come fa a insegnare se fa errori così?». La stessa domanda che ci facciamo anche noi e che, penso, si faranno in molti.

 

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Camillo Cipriani

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