Riconosciuti i danni morali alla ricorrente

Violenza domestica: la Corte Europea di Strasburgo condanna l’Italia. Non ha dato seguito tempestivo alle denunce di una donna

di Paolo Padoin - - Cronaca

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La corte di Strasburgo

STRASBURGO – I giudici di Strasburgo, la cui sentenza diverrà definitiva tra tre mesi se le parti non faranno ricorso, hanno stabilito che «non agendo prontamente in seguito a una denuncia di violenza domestica fatta dalla donna, le
autorità italiane hanno privato la denuncia di qualsiasi effetto creando una situazione di impunità che ha contribuito al ripetersi di atti di violenza, che in fine hanno condotto al tentato omicidio della ricorrente e alla morte di suo figlio». La Corte ha condannato l’Italia per la violazione dell”articolo 2 (diritto alla vita), 3 (divieto di trattamenti
inumani e degradanti) e 14 (divieto di discriminazione) della convenzione europea dei diritti umani. I giudici hanno
riconosciuto alla ricorrente 30 mila euro per danni morali e 10 mila per le spese legali.
Secondo quanto risulta, si tratta della prima condanna dell’Italia da parte della Corte per un reato relativo al
fenomeno della violenza domestica. Il caso si riferisce a quanto avvenuto a Remanzacco, in provincia di Udine, il 26 novembre del 2013 quando il marito – ora in prigione – di Elisaveta Talpis uccise il figlio diciannovenne e tentò di uccidere anche la madre. La furia omicida si scatenò dopo che la signora aveva denunciato il marito e ripetute richieste di intervento rivolte alle autorità anche da parte dei vicini.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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