Nuove ipotesi a partire dai documenti del «Codice Diplomatico Dantesco»

Firenze: il padre di Dante fu anche usuraio?

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

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FIRENZE – Due pergamene rivelano il ruolo di Alighiero di Bellincione, padre di Dante Alighieri, in un processo civile che vide coinvolto l’abate di un convento in difficoltà economiche, a cui probabilmente prestò denaro come usuraio, nonostante fosse il suo procuratore in giudizio. I documenti sono pubblicati nella nuova edizione del Codice Diplomatico Dantesco (Salerno Editrice), curato da Teresa De Robertis, Giuliano Milani, Laura Regnicoli e Stefano Zamponi. Le pergamene, conservate nell’Archivio Diocesano di Lucca, attestano la partecipazione di Alighiero di Bellincione a un processo svoltosi a Firenze nel 1254 davanti al podestà, undici anni prima la nascita del figlio Dante.

Le carte d’archivio spiegano che la causa civile fu promossa da due fratelli di Semifonte, Ranuccio e Corbaccione, contro il monastero di San Salvatore di Fucecchio (allora sotto Lucca) e il padre di Dante intervenne come procuratore dell’abate Nicola. Uno dei documenti contiene la verbalizzazione delle udienze tenutesi tra il 5 settembre e il 5 novembre 1254; l’altro documento costituisce il presupposto giuridico dell’azione processuale di Alighiero, contenendo la procura a lui rilasciata dall’abate. La prima pergamena è stata ritrovata da Alberto Malvolti (che ne pubblicò un riassunto del contenuto nel 1987 sulla rivista “Erba d’Arno”), l’altra è stata scoperta da Laura Regnicoli. Di entrambe le carte, la studiosa, docente dell’Università di Firenze, ha fornito per la prima volta l’edizione e un ampio commento nella «Rivista di Studi Danteschi» del 2015 e ora queste due nuove testimonianze sono riproposte nel «Codice Diplomatico Dantesco». Come ricostruisce Laura Regnicoli, sulla base della documentazione archivistica, il tribunale di Firenze, dove costantemente si affrontavano cause per debiti in udienze aperte al pubblico, rappresentava per gli usurai «un fertile bacino cui attingere la clientela e con ogni probabilità era frequentato anche dal padre di Dante in cerca di affari. Niente vieta allora di pensare che Alighiero, presente nell’aula del podestà il 5 settembre 1254, abbia offerto il proprio aiuto all’abate Nicola tanto carico di debiti quanto di proprietà con cui garantire i mutui – spiega la professoressa Regnicoli all’AdnKronos – Se questa ricostruzione coglie nel segno, le pergamene lucchesi assumono il valore esemplare di un’attività svolta da Alighiero, in forma più o meno continuativa, tale da costituire per lui una diversa modalità di esercizio dell’attività usuraria. In cambio di opera e soldi il padre di Dante ottenne verosimilmente un possesso dell’abbazia e forse, attuando una strategia finanziaria già di famiglia, prontamente lo rivendette, convertendolo in moneta sonante».

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