Aumenta la schiera di chi abbandona il segretario

Pd: crescono i consensi intorno a Orlando, si schierano con lui anche Cuperlo, Letta, sinistradem e retedem

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica

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Andrea Orlando

ROMA – Sinistradem, Retedem, il campo democratico di Goffredo Bettini, i parlamentari vicini all’ex premier Enrico Letta: in una manciata d’ore Andrea Orlando incassa quattro sì alla sua candidatura alle primarie Pd confermandosi, agli occhi di Matteo Renzi e Michele Emiliano, avversario insidioso innanzitutto entro i confini del Pd. E’ una tela, quella del ministro della Giustizia, che si allarga nel segno della discontinuità con il renzismo e con un obiettivo: ricostruire il Pd.
E’ dall’assemblea di Sinistradem – tra parlamentari e dirigenti locali cuperliani – che, in mattinata, arriva il plauso più esteso alla candidatura di Orlando. Gianni Cuperlo apre la riunione a Roma sentenziando che l’era del renzismo èalle spalle, definendo la dolorosa scissione di un pezzo della minoranza come una sconfitta della leadership di Matteo Renzi e chiarendo i motivi del sostegno al Guardasigilli: «è una figura capace di mettere in sicurezza il partito, un punto di equilibrio».

I due si conoscono da tempo. Entrambi hanno sostenuto le riforme, entrambi – a dispetto di un altro big della sinistra del Pd, Maurizio Martina – hanno deciso di costruire un’alternativa all’ex premier sfidando al tempo stesso Michele Emiliano. «Emiliano sbaglia, le primarie non sono un referendum su Renzi», spiega Orlando dal palco cuperliano, ribadendo che lavora per il ritorno a casa degli scissionisti e dando un primo affresco del suo programma: un partito che non sia più personale ma si basi una classe dirigente, la riscoperta di parole come eguaglianza o misericordia.
«Non userò toni populisti perché il consenso costruito con il populismo è un veleno che ti tiene prigioniero», assicura il ministro consapevole del fatto che populista è un aggettivo tra i più usati dai detrattori di Renzi e Emiliano. Parole che Orlando aveva ribadito prima al Nazareno, all’incontro con Goffredo Bettini e sulle quali si sofferma a pranzo in una  conferenza stampa con Retedem nel circolo del centro storico di Roma, appena traslocato da via dei Giubbonari. E lì Orlando annuncia due conferenze nelle prossime settimane, una sul suo programma e una sul partito. «Non possiamo permetterci il lusso di chiudere il Congresso senza dire al Paese ciò che vogliamo fare», spiega il ministro incassando l’applauso di Sergio Lo Giudice e Daniele Viotti. E trovando il modo anche di rispondere al collega Angelino Alfano dopo le tensioni di ieri in Cdm: «il ddl sulla riforma del processo penale non è il mio ma è del governo. Non vedo cosa c’entri con il congresso del Pd«.
Un Pd dove, è l’invito di Orlando, le regole vanno cambiate. Non è un caso che il ministro si candidi alla segreteria e non alla premiership. E non è un caso che Cuperlo, anticipandolo,  bocci seccamente le primarie aperte ricorrendo alla famosa «c…pazzesca» detta da Paolo Villaggio: «rievocano il giudizio del ragionier Fantozzi sulla corazzata Potemkin…». E, per Cuperlo, quella di Orlando non è una sconfitta annunciata.
Leggo i sondaggi, ma non credo al vantaggio di Renzi, osserva Cuperlo chiudendo con un fiducioso »se po’ fa». E nel pomeriggio, l”endorsement dei lettiani sembra allargare un po’ più la tela: «Orlando garantisce equilibrio e pluralità, in nome dell’Ulivo».

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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