Da martedì 7 a domenica 12 marzo

Firenze: al Teatro della Pergola «Quello che non ho», con Neri Marcorè

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

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Neri Marcorè, Giua, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini in «Quello che non ho» (fotoBepi Caroli)

FIRENZE – Da martedì 7 a domenica 12 marzo al Teatro della Pergola Neri Marcorè, diretto da Giorgio Gallione, porta in scena «Quello che non ho», un affresco che, nella forma del teatro canzone, s’interroga sulla nostra epoca in precario equilibrio tra ansia del presente e speranza nel futuro. L’ispirazione principale, riconoscibile fin dal titolo, sono le canzoni di Fabrizio De Andrè, suonate e cantate dal vivo dallo stesso Marcorè con l’aiuto tre chitarristi-cantanti: Giua, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini.

«Unendo le canzoni di De Andrè alle visionarie profezie del poema filmico La rabbia di Pier Paolo Pasolini, proviamo a costruire una nostra visione dell’oggi, un tempo nuovo e in parte inesplorato, in cerca di idee e ideali». Le storie emblematiche di Faber, nuove utopie di civile indignazione, s’incrociano quindi con le visioni lucide e beffarde di Pasolini, che raccontano di una “nuova orrenda preistoria”, che mina politicamente ed eticamente la società contemporanea. Uno spettacolo fondamentalmente leggero, ma ad alto contenuto satirico. «Ci sono storie di sfruttamento dell’uomo e dell’ambiente, di esclusione, di ribellione, di guerra e di illegalità, rilette con un filtro grottesco, ghignante e quasi aristofanesco», spiega Neri Marcorè, che ultime stagioni ha molto frequentato il teatro musicale, esplorando, tra l’altro, Giorgio Gaber con «Un certo Signor G». e i Beatles con «Submarine», costruendo spettacoli che guardano sia al teatro civile che alla bizzarra giocosità del surreale.

In «Quello che non ho», viaggiando “in direzione ostinata e contraria”, si favoleggia del Sesto continente, un’enorme Atlantide di rifiuti di plastica (grande due volte e mezzo l’Italia) che galleggia al largo delle Hawaii; di evoluti roditori, nuovi padroni del mondo, che inaugurano il regno di Emmenthal (dopo Neanderthal); di surreali, realissime interrogazioni parlamentari che lamentano la scomparsa di Clarabella dai gadget dell’acqua minerale; di guerre civili causate dal coltan, il minerale indispensabile per far funzionare telefonini e playstation, di economia in ‘decrescita felice’ che propone la pizza da un euro (una normale margherita, grande però come un euro), costruendo così un mosaico variegato di storie, anche in forma di canzone, che si muove tra satira, racconto e suggestione poetica.

«De Andrè e Pasolini erano coraggiosi e scomodi, non avevano paura di nascondere il proprio pensiero anche se non era ‘conforme’ – prosegue Marcorè – De Andrè era un rivoluzionario: vale su tutti l’esempio della Buona novella, scritto nel periodo delle contestazioni politiche. Anche lui contestato perché scrisse che non c’è nessuno più rivoluzionario di Gesù Cristo. Pasolini ha pagato con la morte il suo essere scomodo: tanti gioirono della sua scomparsa e negli anni successivi il perbenismo ha ammantato l’opinione pubblica, determinando un colpevole ostracismo nei suoi confronti». Dal tessuto narrativo, basato su episodi di cronaca internazionale, riflessioni di carattere economico e sociale, idealmente emerge un dialogo, etico e politico, tra le narrazioni dell’Italia e del mondo lasciateci in eredità da due artisti lontani tra loro, ma curiosamente spesso in sintonia.

Teatro della Pergola (via della Pergola, 18)

Da martedì 7 a domenica 12 marzo

(ore 20:45, domenica 15.45)

Neri Marcorè in «Quello che non ho», drammaturgia e regia Giorgio Gallione, canzoni Fabrizio De Andrè scritte con Massimo Bubola, Francesco De Gregori, Ivano Fossati, Mauro Pagani, voci e chitarre Giua, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini, scene e costumi Guido Fiorato, luci Aldo Mantovani.

Durata: 1h e 25’, atto unico.

Venerdì 10 marzo, ore 19, Neri Marcorè incontra per un aperitivo alla Pergola gli abbonati under26 (prenotazione online sul sito del Teatro)

www.teatrodellapergola.com

 

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