Voglia di parità e contro il femminicidio

8 marzo, festa della donna: una data ancora necessaria. E sarà anche sciopero…

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Un manifesto storico della Festa Donna: oggi le celebrazioni si spostano su Wikipedia

Un manifesto storico della Festa dedicata alla Donna

L’8 marzo celebra, come ormai da svariati decenni, la Giornata internazionale della donna. Solo nell’immediato Dopoguerra l’UDI (Unione Donne Italiane) cominciò a riconoscerla regolarmente in questo giorno, associandovi la mimosa come simbolo. Ancora negli anni Cinquanta, distribuire ciocche di mimosa l’8 marzo era un gesto «atto a turbare l’ordine pubblico». E solo dagli anni Settanta la Giornata, detta anche Festa della Donna, si è celebrata con buona pace di tutti. Si sono viste così da una parte le donne con una certa consapevolezza politica che, in varie iniziative e manifestazioni, mettevano l’accento su ciò che aveva occasionato in primis la giornata all’alba del secolo negli Stati Uniti, ovvero la questione femminile, l’uguaglianza dei diritti; dall’altra il business dei fiori e dei cioccolatini, in una sorta di prolungamento primaverile di San Valentino, ma con la cena in pizzeria fra amiche invece che col consorte (che comunque deve regalare la mimosa).

Quarant’anni dopo la stagione delle lotte femministe, potrebbe parere superata l’idea di cogliere l’occasione della ricorrenza dell’8 marzo per affermare i diritti femminili, ma un semplice sguardo alle cronache, compresa la cronaca nera, e alle statistiche occupazionali (oltre che ai redditi) mostra chiaramente che non è così. Se negli ultimi anni le donne si sono fatte strada anche in territori fino a poco tempo fa monopolizzati dagli uomini (ad esempio il Consorzio Vino Chianti rende noto che oltre il 25% degli operatori del settore attualmente sono donne), è evidentissimo che, nelle assunzioni, sono spesso penalizzate (in quanto potenziali madri), che, una volta occupate, sono spesso pagate di meno e che incontrano molte più difficoltà nel fare carriera (anche nel settore che dovrebbe essere più evoluto, l’università: presenza femminile massiccia, ma preponderanza di uomini fra i professori ordinari).

Non parliamo poi delle relazioni con l’altro sesso, coniuge in primis, anche quando siano pacifiche e non violente: le lavoratrici italiane si accollano in media cinque ore al giorno di lavoro non retribuito, ovvero quello per la cura dei figli, dei parenti e della casa, piazzandosi al quarto posto tra i Paesi Ocse. Gli uomini evoluti che dividono davvero le incombenze a metà sono ancora mosche bianche.

Ben vengano dunque le giornate rivendicative, più che celebrative, anche se lo sciopero generale «a favore del miglioramento delle condizioni di vita generali e delle donne» del settore pubblico e privato, compresi trasporti locali e scuola, proclamato per la giornata dell’8 marzo rischia di creare disagi proprio alle donne lavoratrici con famiglia, se non hanno il diritto di scioperare anche loro. Lo sciopero si inserisce all’interno di una mobilitazione più ampia promossa a livello globale dal «Movimento Internazionale delle donne» e vi parteciperanno milioni di donne di 40 paesi del mondo.

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