Devono essere valutati i legami familiari

Genova: sentenza del Tar restituisce il permesso di soggiorno a immigrato condannato per spaccio di droga

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia

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GENOVA – Illegittimo negare il permesso di soggiorno a un extracomunitario condannato due volte per droga senza valutare i legami familiari. Lo ha stabilito il Tar della Liguria annullando un decreto con cui il questore della Spezia
si era espresso in modo negativo nei confronti della domanda di uno straniero, motivando la decisione con la presenza a carico del ricorrente di due condanne riguardanti gli stupefacenti.
«In presenza di legami familiari debitamente dimostrati, l’amministrazione non può esprimere un diniego senza avere preventivamente analizzato la effettività e la valenza di tali legami – spiega il Tar nella sentenza con cui accoglie il ricorso dell”immigrato -. Va valutata tale situazione rispetto alle esigenze di tutela sociale. Nel caso in questione, la
Questura ha espresso un diniego sull’erroneo presupposto che tale contenuto fosse vincolato e derivante dalla presenza delle condanne subite dal ricorrente. In realtà l’amministrazione avrebbe dovuto compiere la valutazione comparativa discrezionale. Il ricorso deve essere accolto dovendo l’amministrazione nuovamente provvedere sull’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno del ricorrente alla luce delle indicazioni fornite».

Quest’a discutibile sentenza è peraltro in linea con quanto stabilito, ad esempio, anche dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza pronunciata nelle cause n. C-304/14 de C-165/14 el 13 settembre 2016. Con tale pronuncia la Corte ha confermato il principio, già ribadito in precedenti sentenze, secondo cui è garantito il diritto al soggiorno allo straniero non comunitario che abbia legami familiari importanti nel territorio di uno stato dell’Unione Europea, anche nel caso di commissione di reati.
Nel caso di specie si trattava di uno straniero genitore ed unico affidatario di un minore cittadino comunitario che avrebbe dovuto lasciare il territorio dell’Unione Europea e rinunciare ai diritti connessi al suo status di cittadino europeo nel caso di allontanamento del genitore. L’allontanamento in tal caso, ha ribadito la Corte, può avvenire solo se la condotta dello straniero costituisce una minaccia effettiva, reale e sufficientemente grave per lo Stato membro.
Il diritto dell’Unione non consente, secondo la Corte, né di rifiutare in modo automatico un permesso di soggiorno a un cittadino di un paese non UE che ha l’affidamento esclusivo di un cittadino minorenne dell’UE, né di espellerlo dal territorio UE per il solo motivo che ha precedenti penali.
Per poter essere adottata, una misura di espulsione deve essere proporzionata e basata sul comportamento personale del cittadino di un paese non UE e tale comportamento deve rappresentare una minaccia effettiva, attuale e sufficientemente grave per un interesse fondamentale della società dello Stato membro ospitante.

Già gli Stati europei sono sommersi da ondate d’immigrati (di oggi la notizia che in Italia sono aumentati ancora del 37% dall’inizio dell’anno). Ci si mettono anche i giudici buonisti a trovare tutti i cavilli che consentono addirittura agli immigrati che hanno compiuto reati di non essere espulsi e di restare in Italia e in Europa a spese nostre. Visto tale andazzo non ci si deve meravigliare se il nostro paese e il vecchio continente stiano precipitando verso la china di una crisi irreversibile. In Parte ce lo siamo voluto, grazie anche ai nostri giudici.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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