Il fallimento degli ultimi governi

Povertà: trend sempre in aumento, famiglie indigenti, nel 2015, crescono del 63% Il fallimento dei governi

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Le statistiche impietose, ormai non più definite gufate neppure dal rottamatore, visto che esprimono la verità, ci dicono che siamo in pieno boom di famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta in Italia. un altro primato di cui Renzi, impegnato nella kermesse del Lingotto per recuperare il potere perduto, può senza dubbio andar fiero.

Effetto della crisi, ma anche effetto delle politiche sbagliate dell’epoca del governo suo, ma anche di quelli precedenti, che non hanno fatto molto per arginare il fenomeno, quasi fosse ineluttabile.

Così nel 2015 è stata superata quota un milione e mezzo di nuclei in  difficoltà, mentre dieci anni prima erano meno di un milione, il che vuol dire un incremento del 63,4% (da 968.000 del 2006 si è passati a 1.582.000).

Per capire quale sia la portata effettiva del crescente disagio occorre però esaminare anche i dati relativi agli individui che compongono le famiglie, che sono passati da 2,3 milioni a 4,6 milioni, esattamente il doppio, con incremento quindi del 100%. I dati contenuti negli archivi dell’Istat mostrano gli effetti della crisi che adesso il governo cerca di fronteggiare con l’introduzione del reddito d’inclusione.

Il primo step, previsto dalla delega approvata dal Senato giovedì scorso, come abbiamo già rilevato in precedenti articoli anche su questo giornale, prevede l’introduzione di un sussidio che potrà arrivare fino a 480 euro mensili, per circa 400.000  famiglie e quasi 2 milioni di persone. Il piano nella sua versione definitiva, dovrebbe essere esteso a tutta la platea dei nuclei in difficolta, con un costo stimato in poco meno di 7 miliardi di euro.

I dati dell’Istat rivelano per di più che il trend di crescita del disagio supera di molto l’incremento della popolazione complessiva. Rispetto al totale delle famiglie residenti, passate da 23,6 milioni a 25,8 milioni, la percentuale di quelle che si trovano in una situazione di disagio registra un incremento di due punti percentuali: dal 4,1% del 2006 al 6,1% dell’ultimo anno disponibile.

A livello territoriale quasi la metà dei nuclei in difficoltà si concentra nel Mezzogiorno, dove da 460.000 unità si è saliti a 744.000 (+61,7%). Al nord le famiglie in difficoltà sono passate da 376.000 a 613.000 (+63%) mentre al centro da 133.000 si è arrivati a 225.000 (+69,2%).

La situazione di maggiore difficoltà del Sud, rispetto al resto del Paese, risulta anche dal rapporto tra il totale delle famiglie che vive sul territorio (8,2 mln) e la quota di quelle in difficoltà, che arriva al 9,1%. Al centro, dove sono residenti 5,3 milioni difamiglie, la percentuale di quelle in difficoltà si ferma al 4,2%; mentre al Nord su un totale di 12,3 milioni di famiglie, quelle povere rappresentano il 4,9%.

All’inizio del suo mandato Renzi prometteva grandi interventi e grandi investimenti per il sud, arrivando a ritirar fuori dal cassetto uno dei suoi annunci più clamorosi, la costruzione del ponte sullo stretto. Un progetto ripreso da analoghe promesse berlusconiane, parimenti inevase. Così fra il cavaliere (ex) e il rottamatore, con l’aggiunta degli interventi improvvidi di Re Giorgio Napolitano l’Italia è andata col passo del gambero, in coda fra i grandi paesi europei per quanto riguarda la ripresa economica. E nel frattempo ci si gingilla con adunate di partito convocate allo scopo prevalente di regolare i conti interni. mentre i cittadini assistono sempre più sfiduciati e impotenti allo spettacolo penoso di una classe politica che crede di attuare il rinnovamento solo con grandi chiacchiere.

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Camillo Cipriani

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