Calano i pensionati

Pensioni: i dati Inps confermano, il sistema tiene. Negli ultimi 5 anni assegni -2,7%

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento

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Le preoccupazioni che spesso ha evidenziato Boeri per la tenuta del sistema pensionistico sembrano non avere fondamento. E’ ben vero che il bocconiano presidente ha sempre sostenuto la tesi di un (illegittimo) travaso dalle pensioni che lui definisce ricche a quelle più povere (di chi non ha mai versato contributi, o ne ha versati in misura insufficiente), ma è anche vero che i bilanci Inps sono arrivati al profondo rosso soprattutto per le spese assistenziali e l’evasione dei contributi.

L’Inps nell’ultimo osservatorio sulle pensioni rileva che negli ultimi cinque anni il numero degli assegni è diminuito nel complesso del 2,7%. In particolare, a partire dal 2013 si assiste «ad una inversione di tendenza»: mentre da gennaio 2004 a gennaio 2012 il numero delle pensioni è aumentato mediamente dello 0,7% annuo per un complessivo 6,1%, negli ultimi cinque anni è iniziato a decrescere mediamente dello 0,6% annuo, con un calo complessivo del 2,7%.

Nel 2016 sono state liquidate 1.048.096 pensioni, delle quali oltre la metà (53,2%) di natura assistenziale, per un importo totale pari a 9,4 miliardi di euro. «Un numero così elevato rispetto alla consistenza delle pensioni in pagamento è compensato da un ricambio molto più veloce rispetto alle prestazioni di tipo previdenziale», si legge.

All’inizio del 2017 risultano in essere 18.029.590 pensioni, con «una forte concentrazione nelle classi basse». Lo rileva l’Inps nell’ultimo osservatorio sulle pensioni, che non include però le gestioni dipendenti pubblici ed ex Enpals, spiegando che il 63,1% delle pensioni ha un importo inferiore a 750 euro. Questa percentuale per le donne raggiunge il 76,5%. Molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi.
Delle 18.029.590 pensioni vigenti, 14.114.464 sono di natura previdenziale, derivanti cioè da un effettivo versamento di contributi, mentre la differenza è costituita dalle prestazioni di natura assistenziale, vale a dire invalidità civile, pensioni sociali e assegni sociali, erogate a chi si trova in una situazione di invalidità o di basso reddito. In totale, sono 11.374.619 le pensioni con importo inferiore a 750 euro: di queste, solo il 44,9% (5.106.486) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, quali integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile. L’importo complessivo annuo delle prestazioni erogate, si legge ancora nell’osservatorio Inps, è pari a 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 a carico delle gestioni previdenziali.

Il Fondo pensioni lavoratori dipendenti gestisce il 48,6% del complesso delle pensioni erogate e il 61,4% degli importi in pagamento, le gestioni dei lavoratori autonomi il 27,3% delle pensioni e il 23,7% della spesa totale, mentre il rimanente 21,7% delle prestazioni e il 10% circa dell’importo è a carico delle gestioni assistenziali. Gli uomini riscuotono circa il 77,9% delle pensioni di anzianità/anticipate, il 35,1% di quelle di vecchiaia (legate cioè alla sola età anagrafica), il 49,9% delle prestazioni di invalidità e il 12% di quelle ai superstiti.

Uno sguardo alla distribuzione territoriale evidenzia, invece, che la maggior parte delle pensioni, il 48%, è percepito nelle regioni dell’Italia settentrionale, il 19,2% al Centro e il 30,6% in Italia meridionale e Isole: il restante 2,2% è erogato a soggetti residenti all’estero. L’età media dei pensionati è di 73,7 anni, con una differenza tra i due generi di 4,6 anni (75,7 anni per le donne e 71,1 anni per gli uomini). Il 21,8% delle pensioni di vecchiaia è erogato a persone di età compresa tra 65 e 69 anni, fascia che rappresenta la maggiore concentrazione; seguono la fascia 70-74, con il 21,4%, quella 75-79 con il 20,4% e quella 80-84 con il 14,7%.

Dunque il bocconiano presidente si metta l’animo in pace. Grazie alle riforme attuate da precedenti governi (e non da lui né dal rottamatore, altro fiero nemico dei pensionati), il sistema italiano è uno fra i più equilibrati e saldi d’Europa, e così è destinato a restare soprattutto se i vertici dell’Istituto penseranno a rimettere in ordine i conti e non a vessare i loro amministrati.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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