Fino al 30 luglio

Firenze: agli Uffizi i manoscritti di Leopardi salvati dal terremoto nelle Marche

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura, Eventi

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FIRENZE – Alcuni dei più preziosi manoscritti di Giacomo Leopardi (1798-1837), tra cui l’autografo dell’«Infinito» e
alcuni sonetti e lettere del poeta recanatese, saranno esposti  nell’Aula Magliabechiana degli Uffizi a Firenze nella mostra «Facciamo presto. Marche 2016 – 2017: tesori salvati, tesori da salvare», che resterà aperta fino al 30 luglio.

L’esposizione presenta una selezione di capolavori provenienti dalle cittadine e dai paesi dell’entroterra appenninico delle Marche meridionali, colpiti dal terremoto che nell’agosto scorso ha quasi distrutto o reso inagibili le chiese, i palazzi e i musei dove questi oggetti d’arte erano custoditi, spesso fin dalla loro origine.

Le opere affidate agli Uffizi sono tra le gemme più preziose di un territorio che sorprende per la ricchezza straordinaria e inattesa del suo patrimonio d’arte e di storia: una raffinata raccolta di dipinti  su tavola e su tela, di sculture lignee, tessuti e oreficerie.

Tra di esse spiccano l’olio su tela “Apparizione della Madonna con il Bambino a San Filippo Neri” di Giovan Battista Tiepolo, proveniente dalla chiesa di San Filippo Neri di Camerino (Macerata); la tempera su tavola “Madonna in trono con il Bambino detta Madonna di Poggio di Bretta” di Carlo Crivelli del Museo Diocesano di Ascoli Piceno; sei autografi di Giacomo Leopardi salvati dal Museo dei Manoscritti Leopardiani di Visso (Macerata).

Le splendide opere d’arte esposte sono state scelte con il criterio di rappresentare tutto il territorio marchigiano colpito dal sisma, molto vasto e comprendente parte delle province di Ascoli Piceno, Fermo e  Macerata, nonché gli enti coinvolti nella tragedia in quanto proprietari di questi stessi beni, vale a dire le Diocesi, i Comuni, gli Ordini religiosi regolari maschili e femminili.

Quelle in mostra e le tantissime altre opere rimosse e portate nei vari depositi temporanei allestiti dopo i crolli e i sommovimenti tellurici di agosto e ottobre del 2016 erano per lo più custodite sino dalla loro creazione nelle chiese, nei palazzi e in seguito nei musei di una vasta area dell’entroterra appenninico delle Marche meridionali.

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