Scoperta di alcuni studiosi brasiliani

Firenze: Michelangelo avrebbe inserito nelle sue opere parti del corpo umano, come nella Cappella Sistina

di Redazione - - Cronaca, Cultura, Top News

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FIRENZE – Gli studiosi hanno aperto una vera e propria caccia al tesoro per ritrovare le parti del corpo umano che Michelangelo avrebbe disseminato e
nascosto nelle sue opere. Abituato a sezionare cadaveri per studiarne nei dettagli l’anatomia, il grande maestro rinascimentale avrebbe rappresentato perfino l’apparato riproduttivo femminile, con tanto di utero e tube di Falloppio,
nelle decorazioni delle Cappelle Medicee a Firenze, assemblando simboli pagani come crani animali, sfere e conchiglie.
A indicarlo è uno studio pubblicato su Clinical Anatomy da un gruppo di ricercatori brasiliani, coordinato da Deivis de Campos, dell’Università federale di scienze della salute di Porto Alegre, lo stesso che pochi mesi fa aveva trovato simili allusioni anatomiche anche negli affreschi della Cappella Sistina in Vaticano.
Il nuovo studio sulle decorazioni della Sagrestia Nuova nella basilica di San Lorenzo a Firenze si focalizza su tre simboli disposti ai lati delle tombe di Giuliano e Lorenzo de Medici: i crani cornuti di bovini e arieti, spesso posizionati in passato vicino ai cadaveri nelle camere funerarie, rappresentano la
rinascita e il rinnovamento; le sfere bucate, unite da corde, potrebbero simboleggiare i genitali femminili e l’apertura della nascita verso l’ignoto; infine una conchiglia, simile a quella della Venere del Botticelli, rappresenta la prosperità, la fortuna e la libido.
«Al di là delle interpretazioni simboliche – commenta il chirurgo plastico Davide Lazzeri, da tempo impegnato nello studio della medicina nell’arte – si conferma ancora una volta il grande interesse di Michelangelo per l’anatomia umana: fin da giovane, nel 1492, cominciò a sezionare cadaveri di nascosto
nella basilica di Santo Spirito, con la complicità dell’abate Niccolò Bichiellini, proprio per rappresentare il corpo umano nel modo più realistico possibile».
Questa profonda conoscenza dell’anatomia non emerge solo dai dettagli dei personaggi rappresentati nelle opere, ma anche dalle parti anatomiche criptate e disseminate qua e là, come nel caso più famoso e studiato della Cappella Sistina. «Il primo ad accorgersene nel 1990 fu un neurochirurgo statunitense, che
studiando la creazione di Adamo riconobbe nel mantello del Signore un encefalo, simbolo del dono dell’intelletto all”uomo. Lo stesso disegno – ricorda Lazzeri – venne interpretato da un infettivologo italiano come un utero post-partum, simbolo della nascita del genere umano. Allo stesso modo – prosegue Lazzeri – nella separazione delle acque dalle terre, diversi esperti hanno identificato dei reni, sia nel mantello del Signore che nei cuscini posti vicini
al tronco di una sibilla persiana. Nella separazione della luce dalle tenebre, invece, dei neurochirurghi americani hanno riconosciuto una visione dal basso del tronco encefalico, il midollo spinale e il cosiddetto chiasma ottico», la struttura dove si incrociano i nervi che portano le informazioni dalla retina degli occhi al cervello.

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