Il rapporto dell'organizzazione Save the children

Scuola e società: negli ultimi anni, dal 2011 al 2015, cresce il disagio dei minori, sempre più in povertà

di Redazione - - Cronaca, Cultura, Politica

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ROMA – Nonostante le roboanti affermazioni di Renzi la situazione dei minori in Italia negli ultimi anni non è migliorata, anzi l’Italia stenta ancora a far decollare il futuro dei suoi bambini e ragazzi e resta lontana dal resto dell’Europa. E ancora una volta le maggiori privazioni educative si registrano al Sud.

E’ il quadro preoccupante che emerge dal nuovo rapporto di Save the Children «Futuro in partenza? L’impatto delle povertà educative sull’infanzia in Italia», presentato in occasione del rilancio della campagna per il contrasto alla povertà educativa.

Un Paese dove la percentuale di minori in povertà assoluta – oltre 1,1 milioni – è quasi triplicata negli ultimi 10 anni e che, nonostante il numero di ragazzi che abbandonano precocemente gli studi si sia più che dimezzato negli ultimi 23 anni, rimane indietro rispetto ai paesi dell’Ue (la cui media è dell”11%) posizionandosi al quartultimo posto, seguito soltanto da Romania, Spagna e Malta.

Sono soprattutto i minori che provengono dalle famiglie svantaggiate dal punto di vista socio-economico a subire le più gravi conseguenze della povertà educativa e si tratta di un fenomeno in forte crescita, visto che anche la percentuale di minori che vivono in povertà relativa – più di 2 milioni – è quasi raddoppiata dal 2005, passando dal 12,6% della popolazione di riferimento al 20,2% nel 2015 e in particolare ha subito un”impennata di quasi 8 punti percentuali dal 2011 al 2015, guarda caso proprio il periodo dei governi incaricati da re Giorgio Napolitano e non confortati dal suffragio degli elettori.

Notizie pessime dal mondo della scuola. Nonostante la percentuale di studenti che non raggiungono le competenze minime in matematica sia scesa di 10 punti percentuali (dal 33% del 2006 al 23% del 2015), il trend positivo si è arrestato negli ultimi sei anni. Il numero di ragazzi che non partecipano ad attività culturali, ricreative e sportive è aumentata di 6 punti percentuali dal 2010 al 2013 (passando dal 59% al 65%), attestandosi attualmente al 60%.

E ancora: solo la metà degli alunni italiani usufruisce della mensa scolastica, una situazione che vede il picco negativo in Calabria, Campania, Molise e soprattutto Sicilia. Poco più di 1 bambino su 10 riesce ad andare al nido (dato che negli ultimi 10 anni non ha registrato sostanziali progressi). Il tempo pieno è assente nel 68% delle classi nella scuola primaria e nell’85% nella secondaria: Basilicata, Lazio e Lombardia sono le regioni dove è più presente nelle scuole primarie (Molise e Sicilia i fanalini di coda), mentre per quanto riguarda le secondarie di primo grado la maglia nera spetta al Molise, seguito dall’Emilia Romagna; spicca anche in questo caso il primato della Basilicata dove il tempo pieno è presente in 1 classe secondaria su 3. Tre alunni su 5 frequentano istituti con infrastrutture inadeguate.

Per quanto riguarda la povertà educativa fuori dal contesto scolastico, il dossier segnala che 1 minore su 10 tra i 6 e i 17 anni di età nel 2016 non è mai andato al teatro o al museo, non ha visitato mostre, monumenti o siti archeologici, non ha fatto sport con assiduità, non ha letto nemmeno un libro e non ha utilizzato Internet ogni giorno. Sono 6 su 10 quelli che non hanno svolto 4 o più delle attività sopra menzionate, con dei picchi negativi in Calabria, Sicilia e Campania, mentre gli esempi virtuosi sono rappresentati dalla province autonome di Bolzano e Trento.

Save the Children ha lanciato quindi una petizione per chiedere al Governo e al Parlamento di sbloccare, prima della scadenza della legislatura, alcuni provvedimenti fondamentali che garantiscano a tutti i bambini l’accesso al nido e a un sistema di mense scolastiche uguale per tutti e l’attuazione immediata del piano di contrasto alla povertà varato di recente dal Parlamento.

 

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Commenti (1)

  • roberto

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    I giovani sono costretti ad accettare,per esercitare il suo diritto costituzionale al lavoro, contratti ” romeni” con paga da schiavi pari a 1400 LEI, moneta romena, al mese pari a 300 euro come accade,ma non solo,a Stradella in provincia di Pavia!
    In violazione della nostra Costituzione!

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