Consigli utili in vista della stagione estiva

Commercio abusivo: i pericoli per gli acquirenti di merci contraffatte, che rischiano sanzioni amministrative e penali

di Redazione - - Cronaca, Economia

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ROMA – Dal sito specializzato delle piccole e medie imprese, Pmi.it, riprendiamo un articolo molto interessante ed istruttivo che ci mette in guardia contro alcuni rischi che corriamo nell’acquistare incautamente merce che poi risulta contraffatta. Si rischiano sanzioni pesanti.

Come noto la vendita ambulante in Italia è consentita solo da parte di soggetti autorizzati, ma ormai esistono moltitudini di venditori irregolari nelle città e nei luoghi di villeggiatura. Con l’arrivo della bella stagione soprattutto le spiagge si popolano di venditori abusivi, ma attenzione: la multa in caso di controlli da parte degli agenti di polizia non arriva solo per i venditori non autorizzati, ma anche per chi acquista e può arrivare fino a 7.000 euro.

Infatti i prodotti smerciati da questi venditori sono sempre chiaramente contraffatti e l’articolo 17 della legge n.99/2009 – richiamando l’articolo 1, comma 7 della Legge n.80/2005 – prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 100 euro a 7.000 euro. La sanzione punisce l’accettazione o l’acquisto da parte dell’acquirente finale, che non abbia prima accertata la legittima provenienza, a qualsiasi titolo di cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l’entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà intellettuale. Tale sanzione si applica anche a coloro che si adoperano per fare acquistare o ricevere a qualsiasi titolo questo tipo di prodotti contraffatti, senza averne prima accertata la legittima provenienza.

Per l’ambulante la stessa legge prevede la confisca amministrativa della merce contraffatta e, salvo che il fatto costituisca più grave reato, la sanzione amministrativa da 20.000 a 1 milione di euro qualora lo stesso acquisto sia realizzato da un operatore commerciale o comunque un soggetto diverso dall’acquirente finale. Per l’acquirente c’è anche il rischio di sanzione penale, per ricettazione, se la merce viene acquistata non per uso personale, ma per il commercio, ovvero per la cessione a terzi.

Sul tema si è espressa anche la Corte di Cassazione con le sentenze n. 22225/2012 e n. 3000/2016, secondo cui l’acquirente finale di un prodotto con marchio contraffatto o comunque di origine e provenienza diversa da quella indicata risponde dell’illecito amministrativo previsto dal D.L. 35/2005, convertito con L. 80/2005 (così come modificato dalla L. 99/2009) e non di ricettazione ex art. 648 C.p.

I giudici hanno inoltre chiarito che la nozione di acquirente finale di merce contraffatta – che consente di escludere la punibilità ex art. 648 C.p. (ricettazione) – va intesa in senso restrittivo, nel senso che può essere considerato tale solo ed esclusivamente colui che acquisti il bene contraffatto per uso strettamente personale, e, quindi, resti estraneo non solo al processo produttivo ma anche a quello diffusivo  del prodotto contraffatto: di conseguenza risponde del delitto di ricettazione chi, acquistando un bene contraffatto, contribuisca alla ulteriore distribuzione e diffusione di esso in quanto non lo destina a sé, ma ad altri, essendo irrilevante se l’ulteriore distribuzione avvenga a titolo oneroso o gratuito.

Attenti dunque, occhio agli acquisti facili, la sanzione amministrativa o, peggio ancora, quella penale può essere dietro l’angolo.

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