Il Presidente dell'Inps che vuol frugare nelle tasche di chi ha lavorato

Pensioni: Boeri torna all’attacco dei vecchi lavoratori. Pensi invece a far avere contratti veri ai giovani

di Paolo Padoin - - Economia, Lente d'Ingrandimento, Pensioni

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Boeri e Renzi, allegri contro i pensionati d’oro

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Avevamo perso le tracce del bocconiano Presidente dell’Inps, Tito Boeri, e delle sue sparate contro le pensioni d’oro. Soprattutto dopo la puntuale analisi fatta da Itinerari previdenziali, della quale abbiamo dato conto recentemente, speravamo che avesse compreso che il difetto del suo Istituto stava nella mancata separazione della parte previdenziale da quella assistenziale (quest’ultima sì in forte passivo e responsabile del catastrofico deficit dell’Inps) e che pensasse a fare il suo mestiere d’economista, lasciando i ragionamenti politici e sociologici ad altri. Ammetto di essermi sbagliato e di aver confidato troppo nella vocazione del nostro di saper cogliere l’essenza del suo ruolo. Evidentemente aspira a fare il politico senza essere eletto dalla collettività.

Ecco dunque che il  professor Tito si avventura a esprimere, a margine di un convegno sul Welfare, tutte le proprie perplessità a proposito del tavolo tecnico tra Governo e sindacati sulla cosiddetta Fase 2 della riforma delle pensioni: «Dalle prime battute non si sta parlando dei problemi dei giovani». Invece dovrebbe parlarne lui: chiedendo al governo di fare in modo che i giovani abbiano contratti di lavoro veri (non voucher o cose finte) e paghino anche loro contributi decenti all’Inps, in modo da garantirsi una pensione seria. Viceversa, il piagnisteo venuto fuori finora ha solo privilegiato aziende e imprenditori, che da anni e anni si avvalgono di lavoro a buon mercato e spesso senza pagare un soldo di previdenza. A Napoli dicono: «Chiagni e fotti…».

Il numero uno dell’istituto previdenziale ha sottolineato – criticando il Governo – che anche quando si parla dei giovani non lo si fa facendo il loro interessi; le critiche del professore sono dirette in particolare modo all’idea di una pensione minima di garanzia per coprire i contributi mancanti, per via delle carriere lavorative discontinue: «Chi pagherà quei minimi pensionistici? I figli dei nostri figli?», si chiede. Dovrebbe rispondersi: loro stessi, assunti nel modo giusto, com’è sempre stato. E senza ascoltare i lamenti degli industriali e delle loro organizzazioni di categoria.

Boeri sottolinea come per i giovani oggi la situazione sia divenuta drammatica con la disoccupazione aumentata del 50% dal 2010-2011 in poi, mentre i salari di ingresso sono calati del 20%. In parole povere i giovani nati negli anni Ottanta dovranno lavorare oltre i settant’anni per avere una pensione. «Abbiamo un milione di disoccupati con meno di 35 anni 600 mila dei quali sono senza lavoro da oltre un anno e 250 mila sono laureati. I giovani sono costretti a lasciare l’Italia e sono 100 mila l’anno quelli che risultano residenti all’estero».

DECONTRIBUZIONE – La ricetta migliore, secondo Boeri, resta quella legata alla decontribuzione. Appunto come vogliono gli imprenditori, che così aumentano gli utili.  «Il mercato del lavoro ha mostrato di reagire molto bene alla decontribuzione e nel 2015 l’occupazione è cresciuta tre volte il Pil. La decontribuzione è un mezzo potente per ridurre la disoccupazione». A questo punto il professore tira fuori il suo consueto asso nella manica, il taglio delle pensioni. La copertura economica può derivare secondo Boeri da interventi sulle pensioni oltre i 5 mila euro, nonché dal ricalcolo dei vitalizi col sistema contributivo. Morale? Una sciocchezza dopo l’altra. Ripeto: per dare futuro ai giovani bisogna costringere le aziende ad assumerli con contratti veri. Non con i voucher o le finte partite Iva. Gli ultimi governi (Monti, Letta e Renzi) hanno varato provvedimenti utili a far arricchire i bilanci delle aziende e gli imprenditori in generale, penalizzando chi lavora. O peggio: negando il futuro a chi lavora. Ma non sono i pensionati, che hanno pagato contributi d’oro per 40 anni e oltre, a dover risolvere il problema. Dagli sgravi fiscali per chi assume, siamo passati alle non assunzioni tout court. E dove si vuole andare a pescare? Nelle tasche dei lavoratori. Cioè di coloro che hanno già dato e che ora rischiano di dover pagare ancora: la pensione, com’è noto, è stipendio differito.

Complimenti, caro Presidente, in questi anni di attività, dovendo Lei confrontarsi con la realtà dei fatti e non con le vuote teorie, non ha imparato molto e non ha recepito gli avvertimenti che venivano dalla politica, in particolare dal ministro Poletti, ma anche dall’ex sottosegretario Nannicini (il quale qualche tentazione di frugare nelle tasche dei pensionati l’ha pure avuta), che hanno imposto più volte lo stop alle sue richieste. E alle sue teorie che vagheggiavano tagli delle pensioni ai vecchi che hanno pagato per oltre 40 anni fior di contributi e tasse, per dare assegni e mance a quelli che invece non hanno mai versato un soldo (o pochi soldi) per prepararsi una  pensione dignitosa, come ha fatto la stragrande maggioranza degli italiani.

Gli interventi di questo tipo, praticamente assistenziali, si alimentano con le tasse e i contributi pagati da tutti i cittadini, secondo la loro capacità contributiva, come dice la Costituzione e come ha ribadito la Consulta, che ha recentemente lasciato correre, nella nuova composizione sotto il governo Renzi, un contributo di solidarietà, con l’avvertenza che era riferito a esigenze e periodo eccezionali e quindi non ripetibili. Pensi, caro professor Boeri, a recuperare la montagna di contributi evasi, forse con quelli potrebbe finanziare agevolmente gli interventi assistenziali da Lei auspicati.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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