Da martedì 18 a domenica 23 aprile

Firenze: al Teatro della Pergola la «Medea» di Euripide

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

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Una scena di «Medea» con Federica Di Martino (foto Tommaso Le Pera)

FIRENZE – Da martedì 18 a domenica 23 aprile al Teatro della Pergola va in scena «Medea» di Euripide con la regia di Gabriele Lavia. Protagonista è Federica Di Martino, mentre Simone Toni è Giasone.

Medea è uno dei personaggi più celebri del mondo classico, per forza drammatica, complessità ed espressività. Euripide la mette in scena nel 431 a.C. e per la prima volta nel teatro greco (almeno quello che è arrivato sino a noi); protagonista è la passione, violenta e feroce, di una donna diversa, una barbara in una città che la respinge. Gabriele Lavia legge oggi nel capolavoro euripideo il viaggio verso un personaggio sradicato in un paese straniero e spiega: «Medea è una donna tradita, è una donna che viene da lontano. È ‘figlia del Sole’, non perché partorita dal dio Sole, ma perché viene dal mondo in cui il Sole sorge. Viene dal Caucaso, dall’Oriente, è un’altra cultura. È quel mondo che parla il ‘barbar’, cioè balbetta la lingua greca, da cui ‘barbaroi’, ‘barbari’. Parliamo di un capolavoro assoluto, che tira dentro e non si lascia svelare. Nessun regista può interpretarlo. La verità è che Medea ha interpretato me. Lei mi ha piegato, mi ha portato a realizzare questo allestimento».

La scena si svolge a Corinto, dove Medea vive con Giasone e i loro due figli. La donna ha aiutato il marito nell’impresa del Vello d’oro e abbandonato il padre Eeta, re della Colchide e fratello di Circe. Dopo dieci anni, però, Creonte, re della città, vuole offrire sua figlia Glauce in sposa a Giasone, dandogli così la possibilità di successione al trono. Giasone accetta e abbandona Medea.

«Ho dato alla storia un’ambientazione contemporanea», continua Gabriele Lavia, «ho traghettato Medea dal V secolo avanti Cristo a oggi, ho seguito quel procedimento di traslazione e di traduzione-tradizione che rende contemporanea un’opera arcaica. Non credo si possa fare uno spettacolo andando a ritroso nel V secolo e rimanendo là. Bisogna andarci per poi tornare ai nostri giorni. Gli attori sono vestiti in modo normale, come noi, e poi ho eliminato tutti gli dei dalla scena per l’impossibilità di rappresentare il concetto di Dio, che per i greci era assolutamente diverso da quello dei cristiani. Noi abbiamo un solo Dio e sta in cielo, i greci ne avevano un’infinità e vivevano tra gli uomini».

«Medea è un personaggio cupo e senza speranza», spiega Federica Di Martino, «vittima di una passione amorosa smisurata ed è inadatta alla condizione di donna sottomessa. È un personaggio bellissimo, pieno di dolore. Per interpretarla do fondo a tutta la mia immaginazione, compassione e fragilità di donna. È una straniera, una ‘barbara’ appunto. Segue il marito verso la civiltà, ma la città di Corinto per lei è la vera barbarie: non può accettare che sia legittimata la possibilità di ripudiare la moglie. Per Medea, che ha ucciso suo fratello per Giasone, l’amore è assoluto, definitivo. Non accetta l’abbandono, l’amore è per lei un patto di sangue, un giuramento per l’eternità. Quando Giasone la lascia, la sua vendetta è fuori misura, come tutto il suo modo di amare».

Secondo Simone Toni «Giasone è schifosamente umano. Così definirei il mio personaggio, che è mosso nei suoi atteggiamenti da una meschinità di fondo. Rappresenta, in qualche modo, una sorta di categoria umana: non è volontariamente cattivo o fedifrago, è semplicemente un uomo mediocre. La sua caratteristica è di essere un personaggio vero, infatti sulla scena la regia gli conferisce un segno molto forte e chiaro: Giasone potrebbe muoversi e parlare allo stesso modo anche oggi, abitando un qualsiasi appartamento contemporaneo. Quando mettiamo in scena Medea riusciamo con facilità a pensare a un’eventuale trasposizione temporale mettendo, come spesso ci dice Lavia, l’orologio da polso agli antichi greci».

Teatro della Pergola

Da martedì 18 a domenica 23 aprile (ore 20:45, domenica 15:45)

«Medea» di Euripide, traduzione Maria Grazia Ciani, adattamento Gabriele Lavia, con Federica Di Martino, Simone Toni, Mario Pietramala, Giorgio Crisafi, Angiola Baggi, Francesco Sferrazza Papa e con Sofia De Angelis, Giulia Horak; coro Barbara Alesse, Ludovica Apollonj Ghetti, Silvia Biancalana, Maria Laura Caselli, Flaminia Cuzzoli, Alice Ferranti, Giulia Gallone, Giovanna Guida, Katia Mirabella, Sara Missaglia, Marta Pizzigallo, Malvina Ruggiano, Anna Scola; scenografia Alessandro Camera; costumi Alessio Zero; musiche Giordano Corapi e Andrea Nicolini; luci Michelangelo Vitullo; assistente alla regia Lorenzo Terenzi; regia Gabriele Lavia

Durata: 1h e 20’, atto unico.

Biglietti da 13 a 34 euro. Biglietteria Teatro della Pergola, Via della Pergola 30, Firenze, 055.0763333 biglietteria@teatrodellapergola.com Dal lunedì al sabato: 9.30 / 18.30. Circuito regionale BoxOffice, anche online

Venerdì 21 aprile, ore 18, Gabriele Lavia, insieme al suo fotografo di scena Tommaso Le Pera e alla giornalista Anna Testa, presenta alla Pergola l’esclusivo volume Lavia Il Terribile (Manfredi Edizioni). L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

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