Pronunciata nella veglia della notte

Firenze, Pasqua 2017, l’omelia del cardinale Betori: «Invochiamo la pace in questa svolta epocale»

di Giuseppe Card. Betori - - Cronaca, Cultura

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Cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze

Cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze

FIRENZE – Nella Veglia Pasquale emerge l’abile tessitura di una ricca varietà dei simboli di cui è intessuta: dal fuoco che abbiamo tratto dalle pietre del sepolcro del Signore alla luce che dal cero si è diffusa in tutta l’assemblea, espressione del legame della nostra vita a quella del Risorto; dall’acqua che tra poco benediremo per il nostro fonte battesimale e con la quale in questa notte santa saranno battezzati alcuni nostri fratelli e sorelle che hanno conosciuto Cristo e vogliono impegnarsi a seguirlo nella loro vita – e siamo loro profondamente grati per questa testimonianza che ci donano – all’olio, consacrato in questa cattedrale giovedì scorso nella Messa Crismale, con cui li segnerò per esprimere la loro nuova dignità di figli di Dio. Una concentrazione di simboli che esprimono la potenza della vita di Cristo risorto e come essa rigenera la nostra esistenza.
Non possiamo tuttavia dimenticare che la maggior parte del tempo di questa Veglia siamo stati invitati a trascorrerlo in un religioso ascolto della proclamazione di varie letture tratte dalla parola di Dio, a cui abbiamo di volta in volta risposto con la nostra preghiera, alimentata anch’essa, tra salmi e cantici, di parole tratte dalle divine Scritture. La notte della Pasqua è notte di proclamazione e ascolto della Parola. Ed è questa una parola che, traendo dal tesoro della sacra Scrittura, ripercorre le principali tappe della storia della salvezza dell’umanità tutta e poi del popolo di Dio, con cui Dio ha preparato il cuore degli uomini ad accogliere il dono della grazia pasquale, il mistero della vita che vince la morte nella persona del suo Figlio fatto uomo.
Abbiamo cominciato con l’inizio del libro della Genesi, in cui nelle forme popolari del tempo siamo stati richiamati alla fede nel Dio creatore e alla contemplazione del meraviglioso disegno della sua creazione, con cui egli ha preparato un’abitazione per l’uomo, affidandola alla sua operosa e responsabile custodia; una creazione che Cristo verrà a rigenerare dal peccato che l’ha ferita, aprendo alla speranza di cieli nuovi e terra nuova. Il passaggio all’alleanza con un popolo che Dio ha scelto per sé ci è stato presentato nell’episodio misterioso del sacrificio del figlio che viene chiesto ad Abramo per poi offrirglielo di nuovo, sostituito dall’offerta di un animale, segno della gratuità del dono che Dio fa e anticipazione nella figura della realtà di un altro figlio – e questi giungerà fino al sacrificio –, il Figlio stesso di Dio. La lettura dell’Esodo ci ha narrato il grande evento della liberazione, il passaggio dalla schiavitù alla libertà, attraversando le acque minacciose di un mare, immagine delle acque battesimali che liberandoci dalla schiavitù del peccato ci fanno entrare a far parte del popolo di Dio. E poi ecco le letture tratte dai libri profetici, che ci hanno posto di fronte all’alternarsi tra infedeltà del popolo e fedeltà di Dio, tradimento di chi è stato salvato e rinnovata misericordia da parte del cuore di un Padre colmo di inesauribile amore; si profila così l’orizzonte di un’alleanza eterna, che ci edifica come città di Dio, come popolo raccolto fra tutte le genti, come dono di una verità capace di illuminare il cammino della storia, soprattutto come dono di un cuore abitato dallo stesso Spirito di Dio e quindi luogo in cui l’appartenenza del popolo a Dio e di Dio al suo popolo si rivela in pienezza al mondo.
Questa storia di eventi e promesse ha il suo vertice nell’evento della risurrezione di Cristo. L’angelo, come alle donne, invita anche noi a non avere paura e a metterci in cammino verso la nostra Galilea, all’incontro con il Risorto, per ricevere da lui il mandato di testimoniare al mondo che la morte può essere vinta, da chi condivide la sua esistenza donata ai fratelli per amore.
E la storia continua. Illuminata dalla risurrezione di Cristo, ora all’umanità è offerta la possibilità di vincere il male che la tormenta e la rende schiava. C’è un uomo vecchio da seppellire nella morte di Cristo, per risorgere a vita nuova, in cui il male e la morte perdono ogni potere per chi vive per Dio. Questa diventa la chiave di lettura della storia dopo la Pasqua. E il lungo ascolto a cui la Veglia Pasquale ci ha invitati della storia della salvezza del passato diventa un invito a leggere nella fede pasquale la storia della salvezza che Dio continua scrivere con l’umanità anche oggi. Il mistero della morte e risurrezione di Cristo deve diventare l’orizzonte che illumina gli eventi della vita nostra e del mondo: partecipi con lui delle sofferenze degli uomini, certi che in lui è offerta sempre a noi e all’umanità tutta la forza di risorgere a vita nuova. Visione di compassione e misericordia da una parte, di speranza e di coraggio dall’altra.
Ne abbiamo bisogno in questa svolta epocale, in cui tante povertà, materiali e spirituali, mettono alla prova la nostra umanità e invocano vicinanza e misericordia, e in cui tante minacce sulla vita dei singoli e dei popoli richiedono da noi un atteggiamento di speranza operosa, che costruisca scenari di solidarietà e di condivisione, necessari presupposti della pace. E la pace è il dono del Risorto, Accogliamolo e siamone coerenti testimoni.

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