La Rita per anticipare le uscite nel 2017

Pensioni: dall’Ape ai precoci, tutte le novità dal 1° maggio. La tabella riassuntiva

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento

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Il prossimo 1° maggio entreranno in vigore alcune modifiche significative al sistema previdenziale pubblico, sicuramente le più importanti da quando è stata approvata la Riforma Fornero, nel dicembre 2011. I lavoratori dovranno vagliare la propria posizione previdenziale alla luce di tre novità: l’Anticipo pensionistico, la Rita (rendita integrativa temporanea anticipata) che è il corrispettivo dell’Anticipo pensionistico nell’ambito della previdenza integrativa e l’uscita con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica per i lavoratori precoci, cioè coloro che possono vantare almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età.

APE – La parte più complessa è quella relativa all’APE che nelle sue varie declinazioni (volontaria, agevolata e aziendale) si rivolgerà ai lavoratori assicurati presso la previdenza pubblica obbligatoria (cioè quella gestita dall’Inps con esclusione dell’Inpgi e delle altre casse professionali privatizzate) a condizione di avere almeno 63 anni di età ed un determinato requisito contributivo (20 anni nell’APE di mercato, 30 o 36 anni in quello agevolato). Costoro potranno accedere ad un reddito ponte, interamente erogato dallo Stato (nell’APE sociale) o interamente finanziato dagli stessi lavoratori con un sistema di prestiti mensili erogati dal settore bancario che il lavoratore dovrà restituire con un prelievo sulla pensione nei successivi 20 anni (APE volontario). I datori di lavoro potranno tuttavia ridurre l’onere per il lavoratore versando all’Inps una contribuzione correlata (Ape aziendale) in grado di far incrementare la quota contributiva della pensione (Quota C) e, quindi, compensando in tutto o solo in parte il piano ventennale di ammortamento.

Nella sua versione volontaria e aziendale l’Ape ha un costo a carico del lavoratore (ed eventualmente dell’impresa) che varia in relazione alla durata dello stesso e del rapporto tra il suo importo e quello della pensioni di partenza. Secondo le simulazioni effettuate dal governo, se l’anticipo è pari all’85% della pensione, il costo è di circa il 5% per ogni anno di anticipo sul valore netto dell’assegno pensionistico (qui alcune simulazioni). Tale valore deve essere inteso come il rapporto tra l’importo della rata di restituzione del prestito e l’importo netto della pensione di partenza.

L’Anticipo pensionistico Social
La versione sociale dell’APE, invece, non prevede costi a carico del lavoratore (o dell’azienda) in quanto il sussidio viene interamente pagato dallo Stato, circostanza che rende il perimetro dei benefici più ristretto rispetto all’APE volontario. Il valore dell’anticipo è pari all’importo della rata mensile della pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione entro però un massimale – non rivalutabile – non superiore a 1.500 euro lordi.  L’APe agevolato è previsto solo in favore dei:

1) lavoratori dipendenti in stato di disoccupazione a seguito della cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale del rapporto a seguito della procedura obbligatoria di conciliazione che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi;

2) dei lavoratori sia dipendenti che autonomi che assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità – accertata in base alla legge 104/1992;

3) dei lavoratori dipendenti o autonomi che hanno subito una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74 per cento;

4) dei lavoratori dipendenti che, al momento della decorrenza dell’indennità, sono impiegati da almeno sei anni in via continuativa in 11 attività per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo.

Si tratta di: operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici; conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; conciatori di pelli e di pellicce; conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante; conduttori di mezzi pesanti e camion; personale delle professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni; addetti all’assistenza di persone in condizioni di non autosufficienza; insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido; facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati; personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Per accedere all’APe sociale i lavoratori devono inoltre possedere un requisito contributivo pari ad almeno 30 anni che diventano 36 nel caso delle attività gravose. L’APE nelle sue varie forme avrà una durata sperimentale limitata al 31 dicembre 2018 ma il Governo potrà proseguirla sulla base dei risultati. Anche se la sperimentazione si concluderà nel 2018, gli effetti si protrarranno oltre, in quanto la durata massima dell’anticipo è di 3 anni e 7 mesi, consentendo così di arrivare fino al 2021.

Le stesse categorie dei lavoratori destinatari dell’APe Sociale con l’aggiunta ulteriore degli addetti ai lavori usuranti come definiti dal Dlgs 67/2011 potranno sempre dal 1° maggio 2017 giovarsi, se più favorevole rispetto all’APe sociale, della pensione anticipata con 41 ani di contributi a prescindere dall’età anagrafica a condizione di aver almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età. La misura per i precoci a differenza dell’APE non ha scadenza: dunque proseguirà, pur nel limite di un vincolo annuo di risorse, anche oltre il 31 dicembre 2018. Uno dei principali problemi è proprio il nodo risorse. Che secondo la parte sindacale non sarebbero in grado di garantire l’accesso al pensionamento anticipato a tutte le categorie sopra menzionate. Si vedrà. Certo il tempo a disposizione è poco considerando che i Dpcm, dopo l’approvazione, dovranno passare per la Gazzetta Ufficiale e poi attuati dall’Inps e dalle altre istituzioni coinvolte.

 

 

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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