Impianto placentare anomalo

Firenze: intervento salvavita a Torregalli. Mamma e bambino (2 chili e mezzo) stanno bene

di Redazione - - Cronaca, Salute e benessere

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L’ospedale Nuovo San Giovanni di Dio, a Torregalli

FIRENZE – Hanno avuto problemi, ma ora sono a casa felici e contenti. Chi? Una mamma 42enne di Scandicci e il suo bambino, che sta bene e pesa 2 chili e mezzo. Fanno notizia perché erano stati sottoposti  ad un raro e delicato intervento nella sala parto dell’ospedale San  Giovanni di Dio di Firenze. Lo ha riferito, non senza una punta di soddisfazione, la  dottoressa Paola Del Carlo, direttore del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Torregalli, ai direttori dei dipartimenti dell’Azienda Usl Toscana centro, chirurgico e materno infantile,
rispettivamente i dottori Stefano Michelagnoli e Giansenio Spinelli.

L’intervento conferma che la sala parto del San Giovanni di Dio ed il  centro nascita – si legge in una nota – hanno una elevata specificità anche nella gestione e trattamento delle patologie ostetriche e ginecologiche ad alto rischio emorragico. Nel caso specifico è stato trattato dai ginecologi e dai radiologi interventisti un impianto placentare anomalo: la placenta era infatti  localizzata nella parte inferiore dell’utero (placenta previa) e stava
penetrando anche gli organi adiacenti (come ad esempio la vescica);  una gravissima patologia ad alto rischio di morbilità e mortalità materna e neonatale.  La presenza di una sala ibrida chirurgica e radiologica,
la disponibilità di un Point of care per lo studio immediato dell’assetto coagulativo, oltre all’attivazione dei radiologi
interventisti che sono intervenuti da Careggi ed hanno operato in stretta collaborazione con i ginecologi, ed infine la possibilità di usufruire delle terapie intensive, materna e neonatale (quest’ultima diretta dal dottor Marco Pezzati, direttore dell’area pediatrica e neonatologica), hanno consentito alla madre di dare alla luce il suo
terzo figlio e senza complicazioni.

Il direttore sanitario del presidio ospedaliero, dottor Simone Naldini, ha evidenziato che nel trattamento della paziente e del suo piccolo è stata messa in campo ogni risorsa possibile presente nella struttura ospedaliera: dalle tecniche di diagnostica per immagini (ecografia e risonanza magnetica) che hanno permesso di identificare la grave patologia fino a quel momento non correttamente diagnosticata nonostante la donna fosse alla 35 esima settimana di gravidanza, fino
all’attivazione delle più moderne tecniche operatorie.  L’intervento, che era stato accuratamente preparato, ha
spiegato la dottoressa Del Carlo, ha evitato anche l’asportazione dell’utero grazie ad un trattamento alternativo con il quale sono state embolizzate le arterie uterine così da realizzare una occlusione profilattica pre-parto nella donna che aveva avuto due pregressi tagli cesarei. Il bambino è nato di due chili e mezzo ed è perfettamente sano. La
placenta previa, viene spiegato,  è una patologia in aumento ed associata all’incremento dei tagli cesarei e all’età materna avanzata.

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