Il Comune di Firenze può intervenire applicando subito una legge della Regione Toscana

Rari Nantes Florentia: il tribunale rinvia al 22 novembre la sentenza sulla demolizione. Ma i problemi dell’Arno sono ben altri. L’immobilismo di Palazzo Vecchio

di Sandro Bennucci - - Cronaca, il Blog di Sandro Bennucci, Politica, Sport, Top News

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La sede della Rari Nantes vista dall'Arno

La sede della Rari Nantes sull’Arno

FIRENZE – Il tribunale delle acque di Roma ha rinviato al 22 novembre la sentenza sulle strutture in riva all’Arno della mitica Rari Nantes Florentia, una delle società di nuoto e pallanuoto più gloriose d’Italia. Ha vinto scudetti, la Rari, e dato fior di atleti alla nazionale di pallanuoto plurimedagliata alle Olimpiadi.  Secondo l’accusa, quelle strutture con piscina sul lungarno Ferrucci potrebbero provocare … l’alluvione. Si tratta di una vecchia teoria di un ex dirigente del Provveditorato alle opere pubbliche che, una quindicina d’anni fa, tentò di far spazzar via dalle ruspe anche la Canottieri Firenze, altra gloriosa società fiorentina che ha la sede sull’Arno, sotto gli Uffizi. Dalle colonne de La Nazione, portai avanti una dura battaglia per diversi giorni,. fino a quando non si capì che quell’accanimento era inutile. Come ben sa chi conosce la storia dell’Arno e di Firenze, l’idea che le strutture sportive sull’Arno possano disturbare il corso del fiume, in città, sono del tutto prive di fondamento: le alluvioni, dal 4 novembre 1177 in poi, sono state provocata ben 64 volte dalle straordinarie piene dell’Arno che nascono a monte di Firenze e rovesciano sulla città quantità incredibili d’acqua: da 150 a 200 milioni di metri cubi. L’Arno, come scrivo da cinquant’anni, è un torrente con sfrenate ambizioni di fiume. Prende acqua da una sola montagna: quando piove sul Pratomagno, l’Arno va in piena, quando non piove l’Arno si secca. E’ così da sempre.  L’accusa contro la Rari Nantes Florentia si basa su un testo unico del 1904 e su un regio decreto del 1933. Buone leggi, anche se antiche, che stabiliscono che non si può costruire nulla a meno di dieci metri dai fiumi. Ma leggi da applicare con buon senso e tenendo conto dell’esistente.  Perchè se applicate alla lettera,  lasciatemelo dire, dovrebbe essere demolita tutta la Firenze che sorge sull’Arno, Ponte Vecchio compreso. Di più: non si sarebbero dovute ricostruire le case intono a Ponte Vecchio al posto di quelle distrutte dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Ma, oltre che con il buon senso e la ragionevolezza, la Rari Nantes può essere salvata con l’applicazione di una legge della Regione Toscana, varata un anno fa, ma a quanto pare non ancora attuata dal Comune di Firenze: la legge dice che possono continuare a esistere in riva all’Arno quelle strutture che hanno una storicità, una funzione sociale e , naturalmente, che non ostacolano il deflusso delle acque dell’Arno. Perchè l’amministrazione di Palazzo Vecchio (e in particolare l’assessore allo sport, Andrea Vannucci) in 12 mesi non si è mossa? Capisco che quando siamo lontani dalle elezioni è più facile, soprattutto per l’assessore allo sport, occuparsi di Fiorentina e, magari di calcio storico, ma qui siamo davanti al rischio che le ruspe cancellino davvero una società storica e preziosa come i monumenti fiorentini.

Il 26 aprile l’assemblea dei soci dovrà decidere cosa fare. Potrebbe anche chiudere i battenti. Il Comune ha pochi giorni per muoversi. Lo faccia. Per non perdere … la faccia.  La Rari Nantes Florentia  ha una funzione sociale importantissima, non solo per quella zona di Firenze ma per tutta la città e anche per la provincia, avviando al nuoto e alla pallanuoto centinaia di ragazzi. Le strutture della Rari non ostacolano assolutamente il corso del fiume. Da questo punto di vista, avendo scritto due libri e migliaia di articoli sulle alluvioni che hanno devastato Firenze nei secoli, e sul rischio idrogeologico che grava ancora oggi sulla città e due terzi della Toscana, sono pronto ad affrontare dibattiti, tavole rotonde e contraddittori di ogni genere per sostenere una tesi semplice ma credo inconfutabile: si dia attuazione al poiano di bacino scritto dal professor Nardi nel 1999 (e ancora quasi del tutto inattuato) e si lascino stare le gloriose società che educano i ragazzi e, il che non guasta, portano prestigio e medaglie allo sport italiano.

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Sandro Bennucci

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Commenti (1)

  • PIERLUIGI

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    Concordo pienamente con l’articolo di Bennucci.Da ragazzino, prima della guerra, facevo li bagno in Arno alla Colonia di Montevarchi;
    da ragazzi lo facevamo sotto al ponte San Niccolò, quando Remo noleggiava le barche, con le quali si giungeva di fronte all’attule OBI, ove le rive erano piene di macerie.La zona si chiamava “la riva dei bruti”.
    La riesumazione del regio decreto del 1904 è stata nefasta, in quanto sono state applicate delle norme “a capocchia”, anzichè valutare veramente quali sono i manufatti che potevano realmente incrementare i danni di un’alluvione.
    Spesso in Comune si perde tempo sulle questioni di lana caprina (ovvero che non sarebbero nemmeno degne di essere prese in considerazione), e si tralasciano le cose più importanti.
    Ci potrebbero dire cosa è stato fatto in questi 50 anni ?
    In realtà quasi niente.
    Che pena!

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