Da martedì 2 a domenica 7 maggio

Firenze: Teatro della Pergola «Aspettando Godot» di Samuel Beckett

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

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Aspettando Godot – L. Virgilio, A. Salines, E. Siravo_ ph. Foto Andrea Gatopoulos

FIRENZE – Al Teatro della Pergola da martedì 2 a domenica 7 maggio va in scena «Aspettando Godot» di Samuel Beckett con la regia di Maurizio Scaparro. Protagonisti sono Antonio Salines, Luciano Virgilio, Edoardo Siravo, Fabrizio Bordignon, a rappresentare l’inquietudine dolorosa dell’attesa di Vladimiro, Estragone, e l’ansia disperata di Pozzo e Lucky, «creature deboli e immortali che, in una terra desolata aspettando Godot che non arriverà mai, vivono in un lontano e vicino ‘900 nel ricordo romantico di una Tour Eiffel che resiste come immagine e nell’aridità di un presente che esclude loro e quelli che vorrebbero cantare, ballare, parlare, vivere», dice il regista presentando lo spettacolo, che segna anche, in 50 anni di carriera, il suo primo incontro con il teatro di Beckett.

Un classico del teatro contemporaneo, scritto tra la fine del 1948 e l’inizio del 1949, andato in scena per la prima volta a Parigi, al Théâtre de Babylone, il 5 gennaio del 1953; è uno dei lavori più amati, rappresentati ed enigmatici, tra quelli firmati dal Premio Nobel irlandese.

«Sento la responsabilità, il peso e l’emozione – afferma Maurizio Scaparro – di mettere in scena per la prima volta un testo di Samuel Beckett e in particolare Aspettando Godot. Questo testo, che rileggo oggi, dico oggi nel 2017, mi colpisce anzitutto per le sue radici collegate alla millenaria e senza confini cultura europea, che noi stiamo colpevolmente dimenticando. Beckett è certamente tra i primi nel Novecento a intuire che, nel mondo attuale, lo spazio per la tragedia si è fatto minimo, entra di nascosto, quasi sotto il velo del gioco, usa toni leggeri e punta talvolta anche al riso».

Aspettando Godot, nelle parole di Jean Anouilh “un capolavoro che provocherà disperazione negli uomini in generale e in quelli di teatro in particolare”, fu considerato da molti una provocazione, un trucco, prima di essere universalmente accettato come opera d’eccezione. Vladimiro (Luciano Virgilio) ed Estragone (Antonio Salines) sono i due vagabondi in perenne attesa dell’arrivo di Godot, un personaggio simbolico che non compare mai durante la commedia. Compaiono invece altri due personaggi Pozzo (Edoardo Siravo) e Lucky (Fabrizio Bordignon): il primo trascina l’altro legato a una corda come uno schiavo. Godot ha un’assonanza con God (Dio in inglese) e c’è chi vi ha visto la Morte, chi la Speranza, chi la Rivelazione: l’opera è dunque incentrata su questa figura da cui dipendono i destini di tutti, a cominciare da Vladimiro ed Estragone. La lettura di Scaparro si discosta da quella ‘semplicemente’ tragica.

«Mi piace ricordare che per più di cinquanta anni Beckett – continua il regista – aveva vissuto nel quartiere operaio di Montparnasse (e dal ’40 al ’45 ha avuto un ruolo attivo nella resistenza francese). I suoi compagni d’avventura in quel periodo erano stati, tra gli altri, anzitutto James Joyce, (l’ironia del linguaggio di Beckett nasce anche da questo incontro), Giacometti e Buster Keaton. Nicola Chiaromonte notava che il fascino dei due atti di Beckett sta nella precisione con cui sono unite due situazioni ugualmente familiari per l’Homo Europeus: la difficoltà di credere nella sensatezza dei gesti quotidiani e la parallela difficoltà di credere nell’avvenire collettivo (…). Lo sconforto di Didi e Gogo è contagioso, ognuno se ne difenda come può, ma non si dimentichi che comunque è un gioco, anche nel senso teatrale di jouer».

Chi è Godot? Questo è il punto. È qualcosa che ci aspettiamo e non sappiamo definire, che vorremmo ma che non siamo capaci di desiderare perché non abbiamo desideri? Certamente un’entità astratta, così come lo sono i due poveri vagabondi: speculazioni poetiche, lunari, ma per questo intriganti e attraenti. Tra Vladimiro ed Estragone, però, risalta una differenza: Vladimiro è una vittima, è succube, mentre Estragone è quello che comanda, che decide. Comunque, sono una coppia indissolubile, non possono fare a meno l’uno dell’altro, non si possono separare. E quando si conclude la messinscena, non resta certo allo spettatore un attimo di certezza sul fatto che Godot possa arrivare e che l’attesa dei protagonisti non sia stata vana. Una condanna senza soluzione. L’attesa non finisce mai.

«I due vagabondi protagonisti di Aspettando Godot – conclude Scaparro – sono l’emblema della condizione dell’uomo del Novecento, essere in eterna attesa, vagante verso la morte, punto minuscolo nella vastità di un cosmo ostile, segnato fin dalla nascita (“partoriscono a cavallo di una tomba, il giorno splende un istante, ed è subito notte”, dice Pozzo). Mi conforta avere in palcoscenico attori che stimo profondamente, ma vorrei anche poter idealmente dedicare questa nostra fatica all’Europa della Cultura, la grande dimenticata dell’Europa che viviamo; e a quelle parole che Beckett sussurra quasi per caso come teatro, varietà, circo».

Teatro della Pergola

Da martedì 2 a domenica 7 maggio (ore 20:45, domenica ore 15:45)

Antonio Salines, Luciano Virgilio, Edoardo Siravo, Fabrizio Bordignon in «Aspettando Godot» di Samuel Beckett, con Beniamino Zannoni; scene Francesco Bottai; costumi Lorenzo Cutùli; regia Maurizio Scaparro. Una produzione Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano.

Durata: 1h e 55’, intervallo compreso.

Biglietti da 13 a 34 euro. Biglietteria: Teatro della Pergola, Via della Pergola 30, Firenze, 055.0763333 biglietteria@teatrodellapergola.com. Dal lunedì al sabato: 9.30 / 18.30. Circuito regionale BoxOffice e online.

www.teatrodellapergola.com

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