La delicata situazione politica non trova soluzione

La vittoria di Renzi non risolve i problemi dell’Italia. Anzi adesso potrebbero cominciare le difficoltà

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Renzi festeggiato dalle sue fans raggianti

I numeri ci dicono che Renzi è tornato padrone del partito democratico. L’esito delle primarie, osannato e incensato con esagerata enfasi dai suoi sostenitori, ha  evidenziato soltanto i rapporti di forza che esistono all’interno del Partito dopo che la sinistra bersaniana ha optato per la scissione e dopo che tutte le altre componenti interne (da quella guidata da Franceschini agli ex giovani turchi di Orfini) hanno trovato un accomodamento con la maggioranza renziana. Adesso il Pd è veramente il partito di Renzi.

Nel momento del trionfo interno, circondato dai suoi fedelissimi, in testa ovviamente Maria Elena Boschi e il ministro Maurizio Martina, Renzi ha voluto lanciare a compagni e avversari qualche messaggio rassicurante, con alcuni passaggi inquietanti. Ad esempio il segretario confermato ha dichiarato lealtà al governo di Paolo Gentiloni, ma con un richiamo a «non sappiamo il giorno in cui voteremo» che non è passato inosservato.

Al di là dei commenti a livello nazionale, che riflettono l’incertezza del quadro politico e istituzionale che ancora regna, sono interessanti soprattutto i commenti della stampa estera che, lungi dall’incensare il boy scout di Firenze, tornato di nuovo in sella, evidenziano le difficoltà che il segretario si troverà ad affrontare nel prossimo futuro. Sebbene il successo «fosse atteso – commenta il Financial Times – il margine di vittoria è stato più ampio del previsto ma con la vittoria di ieri Renzi è solo alla metà della sua battaglia«. «Con la vittoria alle primarie Matteo Renzi ha superato la prima tappa del suo piano di riconquista» scrive Le Monde, che però sottolinea come ora inizino le difficoltà. «Tra qualche mese l’Italia andrà al voto ed è qui che la situazione si complica – commenta l’editorialista del quotidiano parigino, ricordando le difficoltà sulla nuova legge elettorale -. La ricerca di un compromesso con gli altri partiti su questo tema esplosivo dovrà essere la prima delle priorità di Matteo Renzi, la seconda urgenza sarà invece la ricerca di alleanze per costruire una coalizione di governo». Bravi francesi, perfettamente centrato il problema. La vittoria scontata e larga di Renzi, lungi da risolvere i problemi rischia di complicarli.

La possibilità che si arrivi a una riforma del sistema del voto entro breve tempo, infatti, non è scontata. Sulla strada di Renzi si stagliano partiti poco disposti a assecondare la strategia dem. E, qualora il vertice del Pd tentasse la scorciatoia del voto senza cambiare la legge, troverebbe non solo le opposizioni parlamentari ma quella del Quirinale. Sergio Mattarella vuole evitare un Parlamento con maggioranze diverse e dunque un’Italia ingovernabile. E non sarà facile arrivarci nel breve termine, per andare velocemente a elezioni anticipate come sotto sotto vorrebbe Renzi. Che, prima di tutto, archiviate alla svelta le primarie utili solo ad uso interno, dovrà convincere quella larga fascia (60%) di italiani, che negli ultimi mesi lo avevano bocciato senza appello, non tanto e non solo di essere cambiato, ma di avere capito gli errori commessi e di non volerli ripetere.

Temiamo che solo a parole il rottamatore proclami quest’intento ma che in realtà sia praticamente impossibile che Renzi cambi se stesso e il suo modo di far politica. Al leader confermato del Pd vengono attribuite le seguenti tre intenzioni: varare una legge elettorale proporzionale che «freghi» i Cinque Stelle, augurare «serenità» a Paolo Gentiloni – dopo averla già augurata a Enrico Letta – e correre verso elezioni anticipate prima che il varo della difficile manovra d’autunno (con un governo a guida Pd a Palazzo Chigi) renda difficilissimo il coronamento della sua  ambizione di tornare alla guida dell’esecutivo.

Anche in tema di alleanze, posto che nessun partito ragionevolmente arriverà a superare la soglia del 40% prevista dall’Italicum per acquisire il premio di maggioranza, non si vede da che parte Renzi possa e voglia rivolgersi. Non ai 5 Stelle, suoi nemici dichiarati, non alla destra di Salvini – Meloni, l’unica soluzione sarebbe un nuovo patto del Nazareno con Berlusconi – che sembra incline a rinnovarlo pur di salvaguardare le sue aziende – che però non verrebbe facilmente accettato da molti settori, importanti, di Forza Italia, e forse neppure da una buona parte dell’elettorato Pd, al quale Berlusconi è stato sempre presentato come il male assoluto.

E allora? Forse il neo segretario dovrebbe imboccare vie radicalmente opposte a quelle ipotizzate. Lavorare ad un sistema elettorale che non archivi il principio maggioritario e assicuri la nascita di governi coerenti con le indicazioni dell’elettorato; sostenere lo sforzo del premier Gentiloni in una fase difficile della politica nazionale, europea e mondiale; contribuire al varo di una manovra che, superate le tensioni con Bruxelles, tenga l’Italia agganciata al treno di una possibile ripresa. Solo scelte di questo tipo – insieme alla pratica di una maggiore collegialità alla guida del partito – potrebbero consentire di affrontare e risolvere i problemi effettivi della gente, la crisi economica, di porre un freno all’immigrazione che assalta le nostre coste e le nostre città, di fornire l’aiuto indispensabile a chi si trova in difficoltà, in primis a non abbienti, pensionati e perfino a quella che una volta veniva definita classe media. Ma già la strategia che Renzi adotterà in occasione delle elezioni amministrative in programma l’11 giugno prossimo ci potrà fornire utili indicazioni in proposito.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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Commenti (1)

  • PIERLUIGI

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    Complimenti per il commento, che fotografa la situazione reale, molto difficile. Il “nostro” non è cambiato per niente, lo dimostreranno i fatti.
    Mi permetto di fare una considerazione su di noi italiani:
    non è cambiato quasi niente dall’ 8 settembre 1943.

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