Dopo le polemiche si passa ai fatti concreti

Migranti: il Governo intende porre regole precise per l’intervento delle navi Ong nel Mediterraneo

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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ROMA – Il Ministro dell’Interno Marco Minniti, da uomo pratico ed esperto qual’è, ha evitato ogni motivo di polemica sulle navi-taxi delle ong, polemica che ha coinvolto in pieno i colleghi di governo Alfano e Orlando, ma ha cominciato a studiare i provvedimenti idonei per mettere fine alle discrasie e alle disfunzioni che verranno (o che sono state) accertate. Tanti più che il leader leghista Matteo Salvini ha già chiesto di conoscere quali siano le notizie in possesso dei servizi, e quindi del governo, in merito alle attività e ai finanziamenti delle Ong salvaimmigrati, pretendendo giustamente che, ove esistano, siano immediatamente messe a disposizione della magistratura di Catania che procede.

Il governo, tramite il ministro dell’interno Marco Minniti, è intenzionato a fissare paletti e regole più strette per le Ong che tutti i giorni organizzano i salvataggi in mare ma hanno rifiutato qualsiasi richiesta di contatto e chiarimento da parte del Parlamento o delle autorità internazionali, compresa Frontex. Ipotizzando persino una soluzione estrema: negare l’attracco nei porti italiani a chi rifiuta di collaborare.

Tre organizzazioni, in particolare, si sono sottratte a qualunque tipo di dialogo con le autorità internazionali e non hanno voluto neppure rispondere alla richiesta di audizione da parte della commissione Difesa del Senato: Jugend Rettet, con sede a Berlino e in acqua un peschereccio battente bandiera olandese; Sea Watch, anch’essa berlinese fondata da Axel Grafmanns e citata nel rapporto Frontex perché quando attracca nei porti italiani rifiuta di fornire ogni genere di informazione sulla provenienza dei naufraghi o sulle barche dalle quali sono stati tratti in salvo; e Sea Eye, con base a Monaco e protagonista nello scorso settembre di un brutto dirottamento a largo delle coste libiche, finito con la liberazione dell’equipaggio anche se l’imbarcazione (la più piccola delle due in dotazione) non è mai stata recuperata.

Formalmente queste organizzazioni, come del resto quelle più accreditate come Sos Mediterranée, Save the Children e la chiacchierata Moas (alcune voci dicono sia finanziata da George Soros) si muovono su indicazioni della Guardia costiera italiana che, quando riceve una richiesta di soccorso, invia sul luogo del naufragio la nave che risulta più vicina e più idonea ad accogliere donne, uomini e bambini.

Gli stessi militari, però, hanno notato che troppo spesso le navi di alcune ong si trovano sempre al posto giusto nel momento giusto, tanto da far sorgere il sospetto che abbiano un contatto diretto con i trafficanti di uomini. Gli sbarchi sulle nostre coste sono al 35% in più dell’anno scorso, un trend destinato a crescere nel corso dell’estate.

Prima di prendere qualsiasi decisione il governo intende aspettare la settimana di audizioni programmata dalla commissione Difesa che ha, da tempo, avviato un’indagine in proposito. Il presidente della commissione, Nicola Latorre spiega: “Siamo orientati a chiarire tutto entro i primi giorni di maggio, per poi mettere Parlamento e governo in condizione di decidere». Saranno sentiti i rappresentanti della Guardia costiera e della Marina militare, il procuratore di Catania Zuccaro e una delegazione della ong maltese, Moas. Quindi, la commissione tirerà le fila e la parola passerà al governo, con l’obiettivo di «mettere ordine» sul comportamento delle ong nella zona di «Search and rescue» di competenza dell’Italia.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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