Cosa prevede la Costituzione della V repubblica

Francia: i poteri del Capo dello Stato, un vero e proprio monarca repubblicano

di Paolo Padoin - - Cronaca, Cultura, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Il Palazzo dell'eliseo a Parigi

Il Palazzo dell’Eliseo a Parigi

PARIGI – Quella francese è una vera e propria repubblica presidenziale, un sistema ordinamentale nel quale il Capo dello Stato dirige effettivamente e indirizza anche l’azione dell’esecutivo, pur essendoci un Presidente del Consiglio anche di di8verso orientamento. Pochissimi leader democraticamente eletti dispongono dei poteri di cui gode il presidente della Repubblica francese. Una situazione che si è rafforzata ancora di più da quando – nel 2002 – il mandato presidenziale è stato ridotto da 7 a 5 anni, riducendo il rischio di coabitazione con una maggioranza parlamentare opposta a quella del capo dello Stato.

COSTITUZIONE – La costituzione della Quinta Repubblica, adottata nel 1958 dopo un periodo di instabilità parlamentare, ha instaurato un potere presidenziale forte, legittimato dall’elezione a suffragio universale decisa nel 1962 e rafforzata dall’interpretazione che ne hanno dato a suo tempo soprattutto il generale de Gaulle e in parte i suoi successori.

POTERI – Garante dell’indipendenza nazionale, il capo dell’Eliseo è anche il capo delle forze armate e può decidere l’uso dell’arma nucleare. In caso di pericolo nazionale, che comporta l’interruzione dei poteri pubblici, dispone di poteri eccezionali. E’ inoltre il principale interlocutore dei leader internazionali, negozia e ratifica i trattati. E’ lui infatti che partecipa i summit dell’Ue, della nato, dell’Onu, al G7, ai principali appuntamenti internazionali. E’ con lui che si confrontano la cancelliera tedesca e il presidente Usa. Può organizzare un referendum per far adottare un progetto di legge o di revisione costituzionale. Ha il potere di sciogliere l’Assemblea Nazionale, la camera bassa del Parlamento, quando quest’ultima può soltanto far cadere il governo. Il capo dello Stato nomina il primo ministro e gli altri membri del governo, nonché i principali funzionari della pubblica amministrazione. Ha anche il potere di nomina di tre dei nove membri della Corte costituzionale (tra cui il presidente), a cui può ricorrere per verificare la conformità di una legge.

COHABITATION – Quando la maggioranza dell’Assemblea Nazionale corrisponde alla sua stessa area politica, il presidente è di fatto il capo dell’esecutivo, imponendo le sue scelte al primo ministro. Al contrario, nei periodi di coabitazione con un’Assemblea dominata da un altro colore politico – è successo tre volte (1986-1998, 1993-1995 e 1997-2002) – il primo ministro riacquista pienamente il suo ruolo, anche se il presidente mantiene un’influenza primaria in materia di politica estera e di difesa. Il passaggio dal settennato al quinquennio nel 2002 – che ha fatto coincidere la durata del mandato presidenziale e parlamentare – rende poco probabile una nuova coabitazione, visto che le elezioni politiche si svolgono poco dopo le presidenziali.

CONTROLLO – Il presidente è sottoposto in modo piuttosto debole al controllo del Parlamento, anche se i suoi poteri di nomina sono stati limitati da una revisione costituzionale del 2008. Questa revisione ha anche creato una procedura di destituzione, molto ipotetica, in caso di inadempienza ai suoi doveri chiaramente incompatibile con l”esercizio del suo mandato. Di fatto, gli unici davvero in grado di mandare a casa il presidente sono i francesi, quando alla fine dei cinque anni (salvo eccezioni, come quella di Hollande) cerca una rielezione per un secondo e ultimo mandato.

IMMUNITA’ PENALE – Infine, il presidente gode di una protezione penale: per tutto il suo mandato, non può essere perseguito dalla giustizia e non è obbligato a testimoniare.

Come si può notare sono poteri amplissimi, molto superiori a quelli del nostro Capo dello Stato. Solo Re Giorgio Napolitano, in un periodo ben definito (2011 – 2014), si è attribuito poteri analoghi disponendo a piacere della nomina di governi non legittimati dalla volontà popolare e imponendo sostanzialmente la sua influenza nelle scelte economiche e politiche dell’esecutivo. Ma riteniamo che, visti i risultati disastrosi della sua gestione, si tratti di un esempio da non seguire in futuro. Non ci sembra che, pee fortuna, Sergio Mattarella abbia per ora queste velleità e queste tentazioni, è uomo saggio e prudente e conosce a menadito la carta costituzionale per lasciarsi tentare da certi eccessi.

 

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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