Accuse anche dalla Guardia costiera libica

Migranti: nuove regole per le Ong, dovranno accreditarsi alla Guardia costiera ed essere certificate dal Paese d’origine

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

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ROMA – Dopo le polemiche e i sospetti sull’attività di alcune Ong, che sarebbero in contatto con i trafficanti di uomini, si cerca di imporre delle regole agli interventi di queste associazioni che, con le loro navi capienti e veloci, scorazzano per il Mediterraneo facendo incetta, sembra spesso a gentile richiesta degli scafisti, di migranti da salvare anche a poche miglia dalle coste libiche.

E’ proprio la Guardia costiera libica che rinfocola i sospetti avanzati, ancora senza prove, dal procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro. Il capo della Guardia Costiera libica per la regione centrale, Rida Aysa, parlando con l’agenzia Adnkronos International, ha spiegato che «Sono loro, le organizzazioni non governative a far credere ai migranti che verranno comunque soccorsi e questo li spinge a imbarcarsi, aggravando la crisi». E sarebbero centinaia di migliaia i clandestini attualmente presenti in Libia, pronti a imbarcarsi per l’Europa. «Quando le navi delle organizzazioni si fermano a 12 miglia dalla costa libica, in una zona visibile dalla costa, le loro luci notturne segnalano ai trafficanti che possono iniziare a imbarcare i migranti. Questa è una delle cause delle ondate migratorie cui si assiste periodicamente». Aysa sostiene che oggettivamente «le organizzazioni presenti nel Mar Mediterraneo con la missione di salvare i migranti hanno dato loro ad intendere che saranno inevitabilmente soccorsi e questo ha aumentato il numero di migranti». Ha anche rivelato che la Guardia costiera libica ha «comunicato tutto questo sia all’Ue sia ai comandanti dell’Operazione Sophia, che hanno manifestato irritazione verso queste organizzazioni, ma finora non hanno preso alcuna misura al riguardo».

Anche Giusy Nicolini, sindaco di Lampedusa e strenuo difensore dei diritti dei migranti, intervistata a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24 a proposito della questione Ong-trafficanti, ha preso le distanze da queste organizzazioni. Infatti alla domanda di Minoli «Lei metterebbe la mano sul fuoco nell’escludere rapporti di collusione tra qualche Ong e trafficanti di uomini?» ha risposto: «Assolutamente no. Ma sin dal primo momento non l’ho fatto. Perché dovrei meravigliarmi che una Ong non sia fedele al suo compito?»

A questo punto bisogna correre ai ripari, tant’è vero che il Parlamento, sulla base delle verifiche dell’apposita commissione del Senato, avrebbe predisposto un piano d’interventi, secondo il quale la regia delle operazioni Sar (search and rescue, ricerca e soccorso) toccherebbe alla Guardia costiera, che dovrebbe comandare a bacchetta e controllare l’operato delle navi Ong che adesso caricano a bordo a loro piacimento migliaia di migranti e poi li scaricano nei porti italiani. Solo nell’ultimo week end ne sono arrivati addirittura 6.000.

Si richiederà pertanto alle Ong presenti nell’area di competenza italiana una sorta di «accreditamento» presso la Guardia costiera. Per entrare nella «white list» delle organizzazioni private che accettano di collaborare alle operazioni di soccorso coordinate dalla Guardia costiera, sarà indispensabile fornire la massima trasparenza sui bilanci, sia per le entrate che per le uscite, e si dovrà accettare una «certificazione» da parte del Paese europeo dove la singola ong ha sede. E sarà dunque la Guardia costiera a disporre al meglio le forze in mare e a indicare loro dove e quando intervenire.

Per diradare infine qualsiasi ombra sulle Ong le principali Cancellerie europee, dopo giorni di polemiche e sospetti, valutano una nuova strada: ogni Stato dovrebbe certificare sulla base di un nuovo protocollo le Organizzazioni non governative con sede sul proprio territorio. Ovvero, se una Ong ha sede in Germania sarà il governo tedesco a dover garantire agli altri Paesi dell’Unione la legittimità degli interventi nel Mediterraneo delle proprie organizzazioni. Ma crediamo che nemmeno queste nuove regole distoglieranno le benemerite organizzazioni dal moltiplicare i salvataggi e dal riempire di migliaia di nuove risorse, come le chiama la Boldrini, il nostro Paese.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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