Per la crisi e le politiche dei recenti governi

Economia: sono 5 milioni gli italiani trasferiti all’estero, in aumento dal 2011

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia

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ROMA – Effetto della crisi e delle politiche dei recenti governi (dopo il 2011), che hanno  penalizzato ceto medio e pensionati e favorito solo industriali e banche. Prospettive di lavoro per i giovani che non esistono. Sono queste le ragioni principali per le quali continua a crescere il numero degli italiani che si trasferiscono all’estero.

Alla fine del 2016 gli iscritti all’Aire erano poco meno di 5 milioni, con un aumento del 3,38% rispetto ai 4,8 milioni del 31 dicembre 2015 e del 7,27% rispetto agli oltre 4,6 milioni del 2014. L’incremento più significativo si registra verso i paesi europei ( 3,7%), mentre le Americhe fanno segnare un 3%.

Le cifre sono state diffuse ufficialmente dal ministero dell’interno, con il decreto del 21 aprile 2017 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 104 del 6 maggio scorso. Un esercito composto per lo più da persone alla ricerca di un lavoro (specialmente i più giovani), da imprenditori alla scoperta di nuove opportunità di business, da pensionati a caccia del «buen retiro», ma anche da soggetti interessati esclusivamente a trovare lidi fiscali più favorevoli.

Alla fine del 2015 la Svizzera era in assoluto il terzo paese per numero di cittadini del Belpaese trasferiti, preceduta solo da Argentina (783.190 soggetti) e Germania (701.367). Nella top ten delle mete preferite dagli italiani anche Francia (397.266 persone), Brasile (373.665), Belgio (263.922), Regno Unito (255.423), Stati Uniti (247.990), Spagna (143.389) e Australia (142.480). In fondo alla graduatoria si posizionavano Isole Cook, Bhutan e Guyana con un italiano residente a testa, Palau con due, mentre tre si trovavano a Saint Kitts e Nevis, Isole Marshall, Comore e Corea del Nord, fino ad arrivare ai 26 delle Isole vergini britanniche e ai 27 del Belize.

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