Non ci sono prove di alcuni fatti

Migranti: il direttore di Frontex conferma le accuse alle Ong, ma non i legami con i racket

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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ROMA –  Parziale marcia indietro, ma sostanziale conferma dei fatti, viene dal Direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, in merito alle accuse mosse dalla sua organizzazione nei confronti di alcune Ong in merito al trasbordo dei migranti diretti dalla Libia in Italia. Afferma dunque Leggeri: «Io non ho mai accusato le Ong, non ho mai fatto nomi. Alcune si sono avvicinate a noi, ci hanno detto di voler cooperare, le abbiamo incontrate. Qui c’è in gioco la vita di migliaia di migranti, oltre che la lotta contro  il crimine. E c’è anche un rischio terrorismo. Sappiamo bene cosa succede non lontano dalle frontiere dell’Ue e non si può giocare. Quando una Ong interviene è molto importante sapere esattamente quando è stato ricevuto il segnale, quando il soccorso è iniziato, in che luogo, nel mare c’è l’obbligo di soccorso, non servono autorizzazioni. Ma quando si interviene è importante avvisare e mettersi a disposizione del centro di coordinamento. Altrimenti l’operazione diventa pericolosa».

Ribadisce che «negli hotspot interroghiamo i migranti. Alcuni ci hanno indicato il numero che dovevano chiamare e corrispondeva ad alcune Ong. Ma non posso dire come lo hanno avuto: lo potranno stabilire soltanto gli organi giudiziari e non lo dico perché non lo sappiamo». Sull’accusa più pesante, quella di presunti finanziamenti alle Ong da parte del racket, mette le mani avanti: «Non abbiamo nessun elemento per dirlo. Da parte nostra nessuna informazione di questo tipo è stata trasmessa alle procure».

Resta il fatto che proprio da Frontex partirono le prime accuse alle Ong di intervenire troppo massicciamente per i salvataggi senza un coordinamento pubblico, accuse che pare abbiano trovato le prime conferme dalle inchieste non solo della Procura di Catania, ma anche di quella di Trapani. Nessuno intende condannare in anticipo associazioni che svolgono anche attività benemerite, anche a loro pro, ma resta il fatto che sussistano molte zone d’ombra sull’azione, la costituzione, i finanziamenti di alcune organizzazioni. E su questo non solo la magistratura e il governo italiano dovrebbero svolgere puntuali indagini e accertamenti, ma si attende il doveroso contributo alla verità anche da parte delle istituzioni ue e dei governi degli altri stati europei, visto che molte Ong che operano nel Mediterraneo sono di nazionalità diversa dalla nostra.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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