La protesta di una lavoratrice della sanità

Firenze: troppi scioperi nella scuola, la lettera di una mamma ai sindacati

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica

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Ministero istruzione

FIRENZE – Da una mamma stufa degli scioperi nella scuola che impediscono ai figli di frequentare le lezioni, riceviamo questa garbata lettera di protesta rivolta ai sindacati della scuola, che volentieri pubblichiamo:

Lettera aperta ai Sindacati della Scuola

«Gentilissimi Signori,

sono la mamma di due bambini che frequentano la scuola pubblica dell’infanzia e primaria Montagnola.

Ieri ho trovato sulla porta della scuola materna l’ennesimo avviso di sciopero per venerdì 12 maggio: ho imprecato! Ho imprecato contro chi probabilmente non c’entra nulla, poi ho riflettuto un attimo e ho capito che dovevo dare una voce più sensata a quelle imprecazioni.

Vi scrivo perché sono una mamma, un lavoratore del comparto pubblico, un contribuente.

Da mamma ho diritto ad usufruire di un servizio che prenda in carico i miei figli e sul quale io possa contare per poter, nel frattempo, andare a lavorare: non andare a fare giratine! Andare a lavorare. E lo so che la scuola non è un parcheggio! Ma è il posto dove so che i miei figli sono al sicuro, imparano (e non solo le materie che sono parte del programma ministeriale ma piccole e grandi lezioni di vita) e vi restano per un tempo sufficiente per permettere ai loro genitori di mettere insieme il pranzo con la cena.

Da lavoratore pubblico del comparto sanità (che non è meno disgraziato di quello dell’istruzione) vi ricordo che siamo pagati dal contribuente: io so che ogni mio sciopero grava sulla salute del cittadino e quindi scelgo (non solo in base alle mie tasche) di fare solo quelli che davvero creano un’attenzione da parte delle istituzioni. Ma soprattutto solo quelli che hanno la vana ambizione di cambiare davvero qualcosa, nei momenti in cui la possibilità di cambiare davvero esista. Ora non mi pare che sussista nessuna di queste condizioni.

Da contribuente, tassato alla fonte, ho diritto ad usufruire di un servizio che ho pagato e sul quale devo poter contare in maniera continuativa. La discontinuità che recate minacciando uno sciopero a settimana non è un messaggio chiaro per chi comanda e fa le leggi, ma solo motivo di scoraggiamento da parte di chi crede nell’istituzione della scuola e nella voglia di lavorare del personale scolastico. In più porta ad un inasprimento dei rapporti perché non reca danno alle istituzioni, ma solo a chi lo stipendio ve lo paga: è una guerra tra poveri, lasciatemelo dire… poveri che, ahimè, non potranno cambiare la vostra condizione.

A conclusione di tutto vi dico anche che vi scrivo perché sono figlia di chi le lotte sindacali le ha fatte davvero e so che questo modo di svolgere l’attività sindacale svilisce non solo la dignità del lavoratore ma anche e soprattutto la dignità di coloro che si sono battuti affinché del diritto allo sciopero potessimo godere tutti.

Vi auguro di cambiare qualcosa, tutto o niente ….certa che questo non è il modo giusto per farlo.

Buon lavoro

Simona Cherubini»

 

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