Crescono le disuguaglianze

Istat: sparita la classe operaia, Italia paese d’impiegati e di pensionati

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Top News

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ROMA – La classe operaia non va più in paradiso, per riprendere il titolo di un famoso film del 1971 diretto da Elio Petri, ma anzi sta sparendo dall’orizzonte economico e sociale del paese. E’ l’impietoso ritratto del Belpaese fatto dall’Istat nel Rapporto annuale, nel quale si spiega che siamo diventati un Paese di impiegati e pensionati con sette giovani su dieci ancora a casa con i genitori e con la classi sociali che esplodono.

L’Istat traccia una nuova mappa socio-economica dell’Italia, dividendo il Paese in nove gruppi in base al reddito, al titolo di studio, alla cittadinanza e non guardando così più solo alla professione, come nelle tradizionali classificazioni. I due sottoinsiemi più numerosi sono quelli delle famiglie di impiegati, appartenete alla fascia benestante (4,6 milioni di nuclei per un totale di 12,2 milioni di persone) e delle famiglie degli operai in pensione, fascia a reddito medio (5,8 milioni per un totale di oltre 10,5 milioni di persone).

Per l’Istat il gruppo più svantaggiato economicamente è quello delle ‘famiglie a basso reddito con stranieri’ (1,8 milioni pari a 4,7 milioni di persone), seguono le ‘famiglie a basso reddito di soli italiani’ (1,9 milioni che comprendono 8,3 milioni di soggetti), le meno numerose ‘famiglie tradizionali della provincia’ e il gruppo che riunisce ‘anziane sole e giovani disoccupati’.

A reddito medio sono invece considerate oltre alle famiglie di operai in pensione, quelle di ‘giovani blu collar’ (2,9 milioni, pari a 6,2 milioni di persone). Nell’area dei benestanti, l’Istat inserisce oltre alle ‘famiglie di impiegati’, quelle etichettate ‘pensioni d’argento’ (2,4 milioni, per 5,2 milioni di persone). Il primo posto sul podio dei più ricchi spetta alla ‘classe dirigente’ (1,8 milioni di famiglie, pari a 4,6 milioni di persone).

L’Istat fa notare come nel gruppo leader dal punto di vista numerico, quello degli impiegati, il capofamiglia, la persona di riferimento, sia donna in quattro casi su dieci. La nuova mappa nasce dall’esigenza di tenere conto anche della popolazione non occupata, a differenza delle classiche tassonomie che prendono in considerazione solo i lavoratori, e soprattutto dalla necessità di ricalibrare le stratificazioni socio-economiche, viste le frammentazioni in atto. Oggi infatti, fa notare l’Istituto, la classe operaia ha perso il suo connotato univoco e la piccola borghesia si distribuisce su più gruppi sociali.

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