Proposta indecente

La signora Ilaria Borletti Buitoni, capolista in Lombardia per la lista Monti, è una gran dama dell’alta borghesia lombarda. I due cognomi evocano subito, in chi ha una certa età, l’uno i ‘punti perfetti’ di famose macchine per cucire, l’altro (ora brand del gruppo Nestlè) spaghetti, omogeneizzati e – come apparso sulla stampa in questi giorni – anche tortellini con carne di cavallo al posto del manzo.

La signora regna oggi sulla Rinascente, fondata dal nonno. È stata, fino alla sua candidatura in Parlamento, presidente del Fondo Ambiente Italiano, succedendo a un’altra mitica dama dell’aristocrazia finanziaria milanese, Giulia Maria Mozzoni Crespi. Quali risultati il Fai abbia raggiunto sotto la gestione della signora non è dato sapere; ma, viste le condizioni dell’ambiente in Italia, crediamo che a un presidente Fai resti ben poco da gestire. L’unica iniziativa utile sarebbe quella di porsi alla testa di un esercito di ruspe che liberasse, tanto per fare un esempio, le campagne venete dalle migliaia di capannoni proliferati selvaggiamente un po’ ovunque. Come pure le coste calabresi dalle turpi villette gestite dalle n’drine.

Ma la signora non progetta spedizioni punitive contro gli italici orrori, no; lei ‘sale’ in politica. E, perdendo un’ottima occasione per tacere, si fa sponsor della salita, nientemeno che al Quirinale, di un’altra dama, la ministra (uscente) dell’interno Anna Maria Cancellieri.

Un ministro, quest’ultima, che si è circondata di una cerchia ristretta di amici. Un ministro la cui gestione è ricordata anche per i alcuni  scandali che, pur se risalenti a periodi precedenti, hanno coinvolto alti vertici dell’Amministrazione, ma sono scoppiati sotto la sua guida. Del resto, oltre l’abilità nel frequentare salotti che contano, anche nella carriera prefettizia Cancellieri ha annoverato qualche passo falso.

A Genova, nel marzo 2009 negò la presenza mafiosa nel capoluogo ligure. L’emergenza mafia non risultava. Non esistevano denunce o dati che facessero ipotizzare l’esistenza di infiltrazioni serie a Genova, come invece accadeva in altre zone della Liguria, specie nel ponente. Le numerose inchieste della magistratura smentiscono però il prefetto. Viene arrestato Domenico Gangemi, considerato tra i referenti della ‘ndrangheta a Genova e finiscono in carcere dodici soggetti ritenuti affiliati alla mafia calabrese. La stessa commissione parlamentare d’inchiesta sulle mafie, in visita in Liguria, ribadisce la presenza delle organizzazioni criminali nel territorio.

Risale all’inizio del suo mandato di ministro l’esternazione infelice sui ‘giovani mammoni’, seguita dalle rabbiose critiche del popolo del web che ricordava perfettamente che il figlio della Cancellieri, Giorgio Peluso, ha lavorato come manager in una banca del gruppo Unicredit. Quindi per 14 mesi alla Fondiaria (gruppo Ligresti), che ha lasciato assicurandosi la liquidazione di 3,6 milioni di euro. Di lì a poco è stato assunto in Telecom, la stessa società con la quale il Ministero dell’Interno aveva stipulato in passato e continua a stipulare contratti milionari di forniture e servizi.

La proposta della Borletti Buitoni di vedere la Cancellieri salire al Colle non corrisponde certo allo scenario del famoso film del 1993 “Proposta indecente”. Ma il titolo potrebbe calzare lo stesso. Forse la signora, capolista di Monti a Milano, avrebbe dovuto riflettere su questi fatti prima di lanciare certe candidature.

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