E dopo il 1973 la musica non fu più la stessa

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FIRENZE – Esattamente quaranta anni fa il mondo della musica voltava pagina. Grazie al rock, naturalmente. Tutto il settimo decennio del Novecento vide affermarsi tra i giovani un nuovo modo d’intendere la musica: erano sperimentazioni, ma divennero popolari nel giro di poco tempo, sia mostrassero origini blues, sia riecheggiassero stilemi jazz, sia si avviassero verso i lidi della psichedelica o rimanessero fedeli a schemi folk. Dopo il 1973, infatti, la musica non fu più la stessa e basta scorrere l’immensa lista degli album usciti in quello storico anno per capire che ha vissuto quei tempi è come se avesse assistito alla separazione delle acque del Mar Rosso.

Era il primo marzo, infatti, quando venne pubblicato negli Stati Uniti The dark side of the moon, ottavo album dei Pink Floyd, vera pietra miliare della musica contemporanea, capace di mettere d’accordo critici e pubblico. Fino a ora ne sono state vendute circa 50 milioni di copie e, dopo Thriller di Michael Jackson, è l’album più venduto nella storia della musica. Morte, denaro, pazzia, psichedelia e senso del tempo che scorre sono i temi trattati nei dieci brani che lo compongono e il cui tecnico del suono, Alan Parsons, dopo due anni avrebbe dato vita a un Project di elevato successo.

Ma il 1973 fu anche l’anno di un altro album storico – Goodbye Yellow Brick Road – di Elton John, che conteneva, tra le altre, la bellissima Candle in the wind, brano inizialmente dedicato alla fragilità di Marylin Monroe, ma nel 1997 cantata al funerale di Lady Diana e diventato, proprio in seguito a questo episodio, il singolo più venduto della storia, con 37 milioni di copie.

Tra gli altri album che costellano questo straordinario anno di musica troviamo due album dei Genesis (il primo Live, comparso proprio nel febbraio di quell’anno, e il maestoso Selling England by the pound, che invece venne pubblicato alla fine di ottobre), il Rainbow Concert di Eric Clapton e l’altrettanto emozionante In Concert: Live at Philharmonic, doppio dal vivo di Miles Davis.

E se da un lato il chitarrista John McLaughlin scriveva i brani per la Mahavishnu Orchestra in Birds of Fire, nello stesso anno collaborò alla realizzazione di Love, Devotion and Surrender, il tributo di Carlos Santana a John Coltrane. Sempre del 1973 è l’album più vicino al rock di Frank Zappa (Over nite sensation), nonché del secondo lavoro degli Eagles (Desperado) cui fece eco Thirty Seconds Over Winterland, il secondo disco dal vivo dei Jefferson Airplane.

Nel jazz, con l’albun Spectrum, nasceva la stella delle percussioni, Billy Cobham, mentre in Europa usciva Yessongs, primo album dal vivo degli Yes e ben due album degli anglo-francesi Gong: Flying teapot e Angel’s Egg.

Sempre dalla prolifica Inghilterra arrivarono nel 1973 altri due album che hanno fatto la storia del rock: Quadrophenia degli Who (un capolavoro senza tempo di musica e poesia) e l’album d’esordio dei Queen, che ebbe il loro stesso nome. Ci fu poi chi tentò strade nuove, come il tastierista Rick Wakeman che abbandonò temporaneamente gli Yes prima per registrare e pubblicare The six wifes of Henry the Eighth e poi per suonare in Sabbath Bloody Sabbath dei Black Sabbath, come i Deep Purple che, dopo il successo planetario di Made in Japan, non seppero ripetersi, pubblicando l’insignificante Come taste the band, oppure come i King Crimson i quali, fedeli a una linea mai tradita, mutarono nuovamente formazione per pubblicare Larks’ Tongues in Aspic; lo stesso Bob Fripp, nello stesso anno, diede alle stampe uno degli album sperimentali più famosi, No pussyfooting, insieme a Brian Eno.

E in Italia? Venivano pubblicati tanti album, ma nessun vero capolavoro. Degni di nota sono comunque Abbiamo tutti un blues da piangere del Perigeo, Arbeit Macht Frei ovvero l’album d’esordio degli Area e Photos of Ghosts, primo album di respiro internazionale della Premiata Forneria Marconi.

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