Il Governo finalmente si fa sentire

Monti, l’India e i Marò

di Paolo Padoin - - Lente d'Ingrandimento, Politica

Dopo lungo tempo dall’incidente che portò alla cattura e all’arresto dei due marò italiani in India, accusati dell’omicidio di due pescatori indiani, e dopo che per mesi il governo italiano ha mantenuto un atteggiamento remissivo nei confronti del governo indiano, finalmente Monti e i suoi hanno tirato fuori gli attributi e difendono i nostri militari, impedendone il ritorno in India.

L’Italia ha inviato un dossier all’Europa per illustrare la propria posizione. Intanto si sono fatte sentire le Autorità indiane. «Assolutamente inaccettabile», il primo ministro Manmohan Singh ha definito così la decisione del governo italiano di non far ripartire per Kochi i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, il 22 marzo prossimo, al termine di quattro settimane in Italia grazie a un permesso ottenuto in occasione delle elezioni nel nostro Paese.

Come noto i due fucilieri sono accusati di aver ucciso il 15 febbraio 2012, scambiandoli per pirati, due pescatori di Kerala. In servizio antipirateria sulla nave commerciale Enrica Lexie hanno sparato contro un peschereccio, scambiandolo per una barca di pirati, in acque internazionali al largo di Kochi.

L’Italia sostiene che nei confronti dei marò è aperto un procedimento alla Procura di Roma e che il loro rientro in India costituirebbe, in tale situazione, una «estradizione de facto», priva di garanzie. Il 19 febbraio 2012 i due marò vengono fermati e presi in consegna dalla polizia indiana, in quanto l’India vuole processarli. L’Italia rivendica la competenza giuridica per una vicenda che coinvolge «organi internazionali».

Nel corso delle trattative i due marò ottengono due licenze, la prima per passare il Natale a casa, la seconda per votare alle recenti elezioni. Nel frattempo New Delhi avvia con ritardo le procedure per la costituzione di un tribunale speciale, dopo che i giudici indiani hanno stabilito l’incompetenza  dello Stato del Kerala perché il fatto non è avvenuto in acque territoriali. Anche per questo l’Italia ha chiesto un arbitrato internazionale e interessato Unione Europea e Onu. Quest’ultima, per bocca del Segretario Generale, invita le parti ad un accordo; analoga posizione di pesce in barile è seguita, come al solito, dalla U.E.

Ma il governo italiano, sia pure con grave ritardo, è intenzionato a procedere sulla strada della fermezza, mettendo da parte la prudenza che aveva sfoggiato all’inizio, quando ancora i due militari erano detenuti in India, soprattutto per preservare la loro incolumità.

Finalmente l’Italia si fa sentire a livello internazionale. È un gesto apprezzato dalla nostra comunità nazionale, e vedremo che esiti avrà nei confronti delle diplomazie comunitarie e delle Nazioni Unite. Osservo però che, anche in questo caso, il governo si dimostra forte con i deboli. Che sarebbe successo se al posto del primo ministro Singh ci fosse stata la cancelliera Merkel? Il governo avrebbe fatto lo stesso la voce grossa o avrebbe seguito la condotta che ha adottato in politica interna: sacrificare i deboli (pensionati e soggetti a reddito fisso) e non toccare i poteri forti (banche e assicurazioni). Ma non siamo sempre pessimisti, consoliamoci con questo atto di coraggio dell’esecutivo e del ministro Terzi in particolare, soprattutto se avrà  il fegato di andare fino in fondo.

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già Prefetto di Firenze
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Commenti (3)

  • Biagio

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    I nostri due marò, se non ricordo male, furono arrestati dalle autorità indiane dopo che queste ultime riuscirono, con l’inganno e con promesse poi non mantenute a convincere il Comandante della Enrica Lexie a portarsi nel porto indiano dove la nave stessa fu sequestrata e i marinai trattenuti in quel territorio. La nave, infatti quando intervennero le autorità indiane, si trovava in acque internazionali. Allora, quale scrupolo possiamo crearci noi con gente simile?

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  • ALESSANDRO

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    Mi auguro che la risposta del nostro Governo, di fronte alla gravissima ritorsione (perchè di questo si tratta…) messa in atto dalle Autorità indiane, il nostro Governo risponda con la fermezza dovuta. Detto ciò, chiedo a Paolo Padoin, se risponda al vero che qualsivoglia Ambasciata non appartiene al territorio nazionale del Paese che rappresenta. Alessandro Bezzi.

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  • Paolo

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    Il blocco del nostro ambasciatore in India,deciso dalle Autorità indiane, costituisce un atto gravissimo. Il governo italiano deve perciò mantenere la line d’intransigenza. Paolo Padoin

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