Appena l'India alza la voce, il governo si fa subito agnello

Tira e molla sulla pelle dei Marò

di Paolo Padoin - - Lente d'Ingrandimento, Politica

Le prime agenzie battono poco dopo le 19.30 di ieri sera la notizia che il governo italiano ha deciso di rimandare in India i due nostri marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Lo ha deciso il Cisr, Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, di cui fanno parte Presidente del Consiglio e i ministri degli Esteri, Interno, Difesa, Giustizia, Economia e Finanze, Sviluppo Economico. In altre parole un consiglio dei ministri ristretto sulle problematiche di “intelligence”.

La notizia giunge come un fulmine dopo che nei giorni scorsi il medesimo governo aveva deciso, finalmente, di “trattenere” in Patria i due marò che avevano ottenuto dalle autorità indiane un permesso di un mese per poter venire a votare il 24 febbraio. Forse non è neanche un caso che sia uscita “tardi”, a fine giornata, quando i talk show televisivi sono già pronti ad andare in onda con i loro programmi già definiti.

Sull’argomento ero già intervenuto con un articolo del 15 marzo, ampliato proprio ieri dall’ottimo commento di un nostro lettore, in cui avevo apprezzato il pur tardivo decisionismo dell’esecutivo tecnico.

Ieri sera il nuovo fatto che ha dell’incredibile. La notizia c’è ma viene subito opportunamente calmierata: è vero, i due marò rientreranno oggi stesso in India, però (c’è un però) sono state ottenute “garanzie che non verrà loro applicata la pena di morte”. Meno male. Ci mancava anche quello.

Avevo evidentemente fatto troppo presto il peana al governo Monti e al ministro degli esteri Terzi di Sant’Agata in particolare. Purtroppo sono stato smentito subito, perché quel governo, dopo aver fatto la voce grossa, è tornato subito agnello, spaventandosi di fronte alle minacce addirittura dell’India.

Non ci meravigliamo poi se in tutte le altre occasioni, appena qualche altro stato ha fatto bau, Monti e i suoi ministri hanno subito obbedito, sacrificando interessi ed immagine del nostro paese.

In un passato non troppo lontano, si diceva, da parte dei principali mezzi d’informazione e dai banchi dell’opposizione, che il governo italiano non era ascoltato né aveva influenza a livello europeo e internazionale.

Monti, che era stato presentato come il Salvatore dell’Italia, non ha fatto approvare né realizzare quelle riforme che tutti attendevano. Non solo ma anche a livello internazionale, con quest’ultima uscita, Monti ha fatto fare all’Italia la figura di un paese da sub terzo mondo senza nessun peso e prestigio internazionale. E l’ottenimento della garanzia che i nostri marò non saranno condannati a morte, la dice lunga sull’estremo coraggio del nostro esecutivo.

Bisogna che Napolitano, dopo avercelo messo, mandi davvero a casa il governo Monti, accelerando al massimo i tempi per darci un governo autorevole e credibile. Purché ancora in tempo.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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Commenti (1)

  • Piero Salmi

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    Massimiliano Latorre e Salvatore Girone continuano ad essere miseramente sballottati. Quasi più dall’Italia che dall’India, viene da dire. Leali soldati, sui quali sono prese decisioni con criteri che ci sfuggono (magari il male minore – a questo punto – per la Patria, ma forse lontano dal merito della questione; pacchi obbedienti in andate-ritorni plurimi sulla rotta ormai nota; cui il diritto internazionale favorevole, gestito da forse poco determinato legale difensore, non basta al salvamento.

    Con l’ultima notizia del rientro in India, la sensazione è di assistere ad un angosciante film degli “errori” , inanellati uno dietro l’altro fin dall’inizio, a cominciare dalla sciagurata decisione di quel capitano di rientrare in porto nonostante ( pare) precise opposte istruzioni ricevute. E’ solo uno fra i perchè più inspiegabili.

    Il cittadino normale è sconcertato e addolorato. Non pretenderebbe per la nostra politica estera i risultati di un Telleyrand, ma per lo meno tali da suscitare, nell’efficacia, considerazione e stima interne e internazionali.

    Il cittadino “normale” si ordina tuttavia di pensare e sperare (e come non potrebbe!) che chi è preposto alle alte e segrete cose, dalla sua base informativa e relazionale ben più ampia e complessa di quella a lui concessa (forse si incrociano motivazioni commerciali, rapporti con i nostri alleati, ed altro ancora) abbia visto giusto e più lontano. Non conosciamo, infatti, quali siano state le minacce indiane di ritorsione.

    Purché Latorre e Girone siano tutelati nella loro REALE cornice di responsabilità (posto che qusta sussista) e non venga loro fatto pagare un milligrammo in più di essa.

    Solo che a questo giudizio (che ci spettava) abbiamo abdicato, e nei due paesi la struttura pena-fattispecie non è proprio identica.

    La cosa forse più giusta, per evitare sospetti di impunità da un lato e orgogliosa vendetta dall’altro, sarebbe un giudice “terzo”.

    “…non saranno condannati a morte”.
    Trent’anni sarebbe un risultato?

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