L'incertezza della politica e la disperazione della gente

Saggi, politici e bastoni

di Paolo Padoin - - Lente d'Ingrandimento, Politica

La vicenda dei “10 piccoli saggi”, alla quale ho già dedicato alcune riflessioni, si è arricchita di un’appendice tragicomica, dovuta all’intraprendenza di una trasmissione radiofonica. Un imitatore, spacciandosi per Margherita Hack, ha chiamato al telefono Valerio Onida, presidente emerito della Consulta, e ha affermato: «Questa cosa dei saggi mi sembra un po’ inutile». Onida, uno tra i più autorevoli dei dieci saggi, è caduto ingenuamente nel tranello e ha ammesso  quello che pensa la maggior parte degli italiani. I due gruppi di saggi probabilmente sono inutili e la loro attività serve soltanto a coprire questo periodo di stallo. Ha inoltre espresso un commento non proprio positivo su Silvio Berlusconi: «Naturalmente spera sempre di avere qualche vantaggio o protezione». E ancora: «È anziano, speriamo si decida a godersi la sua vecchiaia, è un mio coetaneo».

Di fronte alle polemiche subito divampate e alimentate da esponenti del popolo delle libertà, è stato lo stesso Berlusconi a ridimensionare il caso osservando che continuamente gliene dicono di peggiori. Alla gaffe ha tentato di riparare lo stesso Onida che ha offerto al capo dello Stato le sue dimissioni, subito respinte, e ha chiesto scusa a Berlusconi.

In merito al comportamento del c.d. “saggio” osservo: che senso ha rassegnare le dimissioni da un incarico che l’interessato stesso ritiene inutile, affermando che è stato conferito a solo scopo dilatorio? Sarebbe stato più corretto rifiutare l’incarico. Questa vicenda la dice lunga sull’opportunità della trovata di Napolitano: se uno dei più autorevoli componenti dubita dell’utilità del gruppo e se lui stesso è apparso così ingenuo (a Firenze si definirebbe in un altro modo…) da cadere nel tranello di un giornalista, che affidabilità possono dare collegi di questo tipo? Collegi composti da persone magari coltissime, ma prive di spirito pratico e orientate politicamente, pur figurando quali esperti indipendenti. Quale opinione dobbiamo avere, dopo questa brillante uscita, dell’imparzialità di chi è stato presidente di un organismo di garanzia come la Corte Costituzionale?

Sull’onda di queste polemiche si è inserito tempestivamente nel dibattito il sindaco di Firenze che ha ribadito la necessità di fare presto per rispondere alle richieste del paese reale. Renzi ha aggiunto che, per superare lo stallo, o si fa un patto con il Pdl o si va alle urne. Gli hanno risposto indirettamente sia il presidente Napolitano (“non sto perdendo tempo”) sia i responsabili del Pd, che hanno criticato l’intervento del “rottamatore”. Il titolo del giornale del partito (“No di Renzi al governo Bersani”) è esplicito.

Il sindaco di Firenze, secondo indiscrezioni, potrebbe essere tra i tre grandi elettori in rappresentanza della Regione Toscana. Renzi, con eccellente tempismo, sta sfruttando errori e indecisioni dei suoi competitors interni per rilanciare progressivamente la sua candidatura alla guida del paese, che sarebbe vista di buon occhio anche da una parte dei moderati e del Pdl. Berlusconi intanto sostiene di essere in testa nei sondaggi, ma si rivolge al Pd dicendo: “Il voto non è la prima opzione, il paese ha bisogno di un governo forte”. Grillo, da parte sua, continua la sua cavalcata solitaria e afferma che, se si verificherà l’inciucio delle larghe intese, il popolo, ormai stufo, prenderà i bastoni a tutto vantaggio del M5S.

Intanto anche oggi abbiamo notizie di suicidi di gente in preda alla disperazione per la crisi economica. A Civitanova Marche marito, moglie e il fratello di lei si sono uccisi perché non riuscivano a tirare avanti. “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”: mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata. Mai come in questi giorni la frase di Tito Livio sembra calzare a pennello allo scenario italiano. Siamo pieni di saggi, di tecnici, di parolai e non si vede all’orizzonte nessuno che si prenda sulle spalle il paese per sottrarlo alla deriva verso la quale è avviato. Con il rischio che magari arrivino davvero i bastoni, evocati da Grillo.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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