Disastro Ilva

La vicenda dell’Ilva di Taranto è uno degli esempi più evidenti di come vengono gestite, nel nostro paese, situazioni delicate che investono industria, occupazione e tutela dell’ambiente. È una vicenda che si trascina da lunghi anni, che ha reso Taranto una delle città più insalubri d’Italia, e che alla fine rischia di cancellare il più grande polo industriale dell’acciaio. Il comportamento della famiglia Riva, proprietaria dell’azienda, è già stato condannato dalla magistratura, ma da due anni a questa parte i giudici e il governo rovina-Italia del professor Monti e delle sue ministre hanno fatto a gara per peggiorare la situazione di Taranto e dello stabilimento. Non si era mai vista in precedenza una lotta al coltello così accesa fra magistrati e governo: i giudici intervenivano con provvedimenti a tutela della salute dei cittadini e il governo rispondeva con decreti a tutela dell’occupazione e della salute, che in realtà erano tesi a vanificare i provvedimenti dei giudici, in un rimpallo di competenze e responsabilità che ha anche tirato in ballo la Corte Costituzionale.

Sta di fatto che l’azienda è stata affidata all’ex prefetto di Milano Bruno Ferrante, che godeva della fiducia incondizionata dei Riva. Bruno Ferrante è stato uno dei migliori prefetti, vicecapo della polizia, capo di gabinetto di alcuni ministri dell’interno, prefetto di Milano, prima di «salire» in politica presentandosi, con esito negativo, quale aspirante sindaco di quella città. L’insuccesso non gli tarpò le ali: Salvatore Ligresti, che ha un debole per i prefetti e i figli dei prefetti (Piergiorgo Peluso, figlio del ministro ed ex prefetto Anna Maria Cancellieri, è stato manager di Fondiaria Sai), gli affidò la guida di una sua azienda, l’Impregilo.  Ferrante è stato successivamente nominato consulente del ministro Cancellieri e poi, col consenso del governo Monti, è approdato all’Ilva. Avrebbe dovuto svolgere il ruolo di mediatore con la magistratura, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Nonostante l’appoggio del passato governo, che ha approvato provvedimenti ad hoc proposti dal ministro Clini (quello che per salvare l’ambiente suggeriva di cambiarsi le mutande ogni quattro giorni) per superare le difficoltà dell’azienda, l’azione di Ferrante non ha salvato l’Ilva, anzi ha aggravato la situazione, giunta adesso a un punto di non ritorno.

Sono in pericolo 40.000 posti di lavoro e la sopravvivenza della siderurgia in Italia. Il Presidente Letta e il ministro Zanonato hanno già cominciato a preoccuparsi di questa patata bollente, lasciata loro in eredità, insieme a tante altre, dal pernicioso governo dei professori e dei sedicenti tecnici.

Ilva


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

Commento

  • Questa è l’eredità lasciata ai tarantini, ed il dramma non ha fine:

    Registro Tumori Taranto accreditato dall’AIRTUM:
    Negli uomini nel SIN di Taranto si registra nel periodo 2006-2007-2008 un’incidenza superiore rispetto resto della provincia ionica, per i tumori di testa e collo (+32%), colon e retto (+23%), fegato (+39%), pancreas (+38%), polmone (+58%), melanoma cutaneo (+89%), mesotelioma (+296%), prostata (+15%), rene e vie urinarie (+93%), vescica (+30%), linfoma non Hodgkin (+45%), per un totale di +30% sul totale dei casi osservati. Nelle donne invece, si registra per lo stomaco un clamoroso +108%, +13% per colon e retto, +84% per il fegato, +50% per il polmone, +32% per melanoma cutaneo, +27% per la mammella, +69% per il corpo dell’utero, per un +20% sul totale dei casi osservati.

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