Una sentenza del Tar del Lazio annulla un pensionamento irregolare

Tar, ministeri e pensioni

C’è una recente sentenza che tarda ad uscire dai cassetti dei ministeri interessati (Giustizia e Interno) e del dipartimento della Funzione pubblica. 

È la Sentenza Tar Lazio 2446 del 2013  che ha confermato nell’incarico un dirigente generale del Ministero di Giustizia, spedito in pensione a 65 anni, in virtù della circolare n. 2 del 2012 del dipartimento della Funzione pubblica. Quest’ultimo atto, con interpretazione capziosa, ha negato il beneficio dell’innalzamento dell’età pensionabile a 66 anni, sancito dalla riforma Fornero, a chi, pur non avendo compiuto 65 anni, aveva maturato nel 2011 oltre 42 anni di anzianità contributiva.

Il documento citato, partorito a suo tempo con l’attiva collaborazione del ministero dell’interno, aveva determinato il pensionamento di una ventina di prefetti sessantacinquenni, alcuni dei quali avevano, qualche giorno prima, ricevuto una lettera di conferma in servizio per un anno. Contro questi pensionamenti alcuni avevano reagito inviando al ministero un interpello, rimasto senza risposta. Il Tar del Lazio ha annullato la circolare citata e ha ritenuto che il legislatore non potesse limitare temporalmente l’applicabilità della più elevata (66) età pensionabile, una volta che il lavoratore intenda avvalersene. Quest’orientamento è stato accolto anche dai giudici del lavoro.

La sentenza, accuratamente tenuta nel cassetto dai ministeri interessati, ha accertato in sostanza che un diritto è stato negato e vilipeso anche dall’ex ministra e dal ministero dell’interno. Attendiamo gli sviluppi della vicenda se e quando finirà davanti al Consiglio di Stato, ma un primo verdetto significativo è stato già pronunciato: avevamo ragione noi. Per fortuna c’è un giudice a Roma.

giustizia, pensioni


Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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