Parla un allievo della scuola militare Douhet

Perché a 15 anni con la divisa

di Sandro Addario - - Cronaca, il Blog di Sandro Addario, Lente d'Ingrandimento

Dario Palagi con i genitori

Dario Palagi con i genitori al momento della libera uscita dopo la fine del corso Espero alla Scuola Militare Douhet

Si chiama Dario Palagi. Diciotto anni. Fiorentino. Pronto a entrare nell’Accademia Aeronautica per diventare pilota militare. Una strada lunga e tutta in salita, quella del top gun. Ma Dario ci prova. Le basi non gli mancano. È uscito ieri 5 luglio dalla Scuola militare aeronautica «Giulio Douhet» di Firenze, con in tasca un diploma di maturità scientifica ed il massimo dei voti.

Ha sempre avuto la media più alta tra scuola e attitudine militare, tanto da diventare – per tre anni consecutivi – il capo del corso «Espero», che ieri ha «licenziato» trentatrè giovani aquile: ragazze e ragazzi che hanno conseguito la maturità classica e scientifica. Ora ciascuno decide cosa fare del proprio futuro: continuare la vita militare o tornare a quella civile.

Dario ha già scelto. Domani partirà per Pozzuoli per fare un primo tirocinio di due settimane, poi prove di volo e nuovi test, prima della selezione finale per l’ingresso in accademia. Se tutto andrà bene, l’ex capo corso dell’Espero non sarà più un allievo ma un «cadetto».

Non c’era nessuna tradizione militare nella sua famiglia. Dario da ragazzo ha una certa passione per il volo ma non più di tanto: «non come quelli che andavano a tutti i raduni della Pattuglia acrobatica nazionale». Sente parlare della Scuola aeronautica quando viene costituita, nel 2006, ma la cosa resta lì.

Ne riparla invece in seconda liceo scientifico, al Castelnuovo, quando su un quotidiano la sente citare nuovamente. «Aveva la fama di essere una scuola di eccellenza – dice  – anche dal punto di vista didattico e poi poteva essere un’opportunità per avvicinarmi al mondo aeronautico». I familiari sono sul momento perplessi: il padre è un professore di chimica, la madre una dipendente di un ente pubblico. Ammette di aver pianto a lungo per questa scelta del figlio.

«Quando hanno visto che ero molto determinato ad entrare e mi sarebbe piaciuto (nell’estate avevo anche fatto un tirocinio) allora si sono convinti e mi hanno aiutato. Ma non mi hanno mai spinto a decidere in un senso o nell’altro».

Dario ha ancora 15 anni. Lascia il Castelnuovo ed entra alla Douhet. Jeans e scarpe da ginnastica appese al chiodo, anzi accuratamente chiuse nell’armadietto a disposizione. Indossa la divisa. Mesi duri specie all’inizio. Non si esce e si può usare il cellulare solo un’ora nella sera. A 16 anni può indossare le stellette, segno del proprio stato di militare a tutti gli effetti, e dopo qualche mese arriva anche lo spadino, che indica l’appartenenza ad una scuola di formazione militare.

Scuola Douhet : sfila il Corso Espero

Scuola Douhet : sfila il Corso Espero

Quando si esce, tranne casi particolari, si indossa sempre la divisa anche nella propria città. «Io non ho avuto problemi –ricorda Dario- anche se c’è chi li ha avuti bisogna riconoscerlo. Come il caso di un allievo che ha lasciato la scuola dopo poco tempo. Era al primo anno ed un giorno era fuori per una gita alle chiese di Firenze. Ha incontrato per caso un gruppo di amici della sua vecchia scuola. Lui era in divisa con i colleghi del suo corso, gli altri per conto loro da un’altra parte. E’ stato troppo male a vederli e non poter stare con loro. Ha preferito abbandonare la Douhet e tornare indietro».

Ma non è sempre così. «La mancanza degli amici si sente sempre, ma qui se ne formano tanti altri. Stiamo insieme 24 ore al giorno, si forma uno spirito di corpo notevole. Anche perché specie nei primi mesi non si esce quasi mai dalla Scuola, prima una volta la settimana, poi all’ultimo anno fino a cinque volte la settimana».

Se fosse ancora in seconda liceo, rifarebbe questa esperienza? Dario non ha dubbi: «Si certo, anche se ora è il momento di andarsene. Ci sono opportunità in questa scuola che difficilmente avremmo avuto altrove. Penso ad esempio ai corsi di sopravvivenza, alle visite a luoghi istituzionali come la Camera e il Senato. Come pure tutti i corsi di formazione, incontri e conferenze in giro per Firenze e qui all’interno della scuola, come pure, perché no, agli sconti al cinema e al teatro».

Dario Palagi, dopo tre anni di Douhet è cambiato. Come lo sono tutti i suoi colleghi di corso. Chiunque cambia a quell’età, non solo perché si hanno tre anni più.

«Una maturazione dal punto di vista culturale senza dubbio, un salto di qualità – risponde con convinzione e capacità di comunicazione – anche se personalmente posso aggiungere che all’inizio ero piuttosto timido. Da capo corso ho avuto spesso opportunità di parlare e questo mi aiutato molto. Ma tutti abbiamo l’opportunità di condurre dei gruppi di lavoro, ogni giorno ci si alterna nella gestione dei nostri corsi. Tutto questo, a diciotto anni, responsabilizza molto e rende più maturi della media. Grazie alla Douhet».

 

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Sandro Addario

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Giornalista

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