La tentazione della tuttologia

Grasso e i No Tav

di Paolo Padoin - - Cronaca, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento, Politica

Scontri No Tav

Scontri No Tav

Il presidente del Senato Piero Grasso, divenuto loquacissimo e tuttologo subito dopo la nomina, ha esternato anche sul tema No Tav, finora a lui pressoché ignoto. Intervenendo al seminario internazionale sulle emergenze planetarie di Erice – acqua, energia, ambiente, cultura – ha sottolineato l’importanza della partecipazione dei cittadini: «Scienza e politica, insieme, una volta definito un problema e la sua soluzione, devono abituarsi a coinvolgere i cittadini nei processi di decisione e di attuazione di qualsiasi applicazione tecnologica». Fin qui, opinione pienamente condivisibile. Ma ha aggiunto: «Oggi non si può più realizzare una grande opera infrastrutturale senza prima valutarne insieme a tutte le componenti interessate l’impatto ambientale e sociale, anche per evitare situazioni di conflitto, a volte lunghe anni, con ripercussioni sotto il profilo dell’ordine pubblico. In Italia gli esempi della Tav, della Tap e del Muos sono emblematici. Forse era possibile arrivare a soluzioni diverse con un approccio diverso». Stranamente, fra gli esempi negativi, Grasso si è dimenticato di citare il tunnel ferroviario fiorentino, che non è certo un caso esaltante di coinvolgimento dei cittadini.

Applausi dal fronte No Tav, e rampogne dai Sì Tav. Il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, non è d’accordo: «II tracciato è stato rivisto, l`Osservatorio ha fatto migliaia di riunioni» facendo anche notare che Grasso non si era mai occupato prima di Tav. Il senatore democratico Stefano Esposito  commenta: «L’Osservatorio istituito nel 2006 ha portato a un nuovo progetto. Infatti c`è stata una ampia condivisione con molti enti locali interessati. L’esperienza piemontese va nella direzione auspicata da Grasso».  Il sindaco di Sant’Antonino, Antonio Ferrentino, a suo tempo oppositore del supertreno ma  oggi lontanissimo dai No Tav, replica: «Se fossimo nel 2005 Grasso avrebbe ragione. Ci fu una gestione becera, ma poi cambiò tutto e credo che la Torino-Lione debba essere presa a modello. Si è costruito un percorso di discussione aperto, il progetto originario è stato cancellato e completamente riscritto da capo. Oggi la Torino-Lione è solo un tunnel: in Val di Susa non si pianterà un chiodo, tranne che per la nuova stazione di Susa».

Il presidente dell’Osservatorio sulla Torino-Lione  Mario Virano, la persona più qualificata a intervenire in proposito afferma: «Noi siamo stati un modello per il confronto con le popolazioni. II discorso di Grasso, in termini generali, è condivisibile. (…) Come Osservatorio abbiamo fatto i conti con una situazione gestita alla “vecchia maniera”, in una logica puramente tecnocratica e senza particolare attenzione a problemi culturali, sociali e ambientali. E abbiamo reimpostato completamente il processo proprio sulle basi indicate da Grasso». Osservatorio e Istituzioni nazionali e locali – ed io da ex prefetto di Torino (dal 2008 al 2010) ne sono buon testimone – hanno organizzato 213 riunioni e 300 audizioni. Sono state recepite alcune buone pratiche internazionali sul confronto con le comunità locali prima di realizzare il nuovo progetto, dopo aver abbandonato il primo.

E Virano affronta il tema fondamentale, assolutamente ignorato dalle superficiali parole del presidente del Senato: «C`è una questione che nel discorso di Grasso non emerge: che cosa si fa quando una parte degli interlocutori si sottrae al confronto perché nega un’opera? E che si fa quando questa posizione apocalittica sostanzialmente non ha quasi più radici in valle ma diventa il pretesto e la palestra di tutti gli antagonismi internazionali?». Forse, per rispondere a quest’interrogativo, Grasso avrebbe dovuto chiedere lumi al suo ex collega Giancarlo Caselli, procuratore della Repubblica a Torino, da anni impegnato a fianco delle forze dell’ordine per arginare le violenze in Val di Susa. Ma, se si leggono attentamente le cronache di questi ultimi mesi (con particolare attenzione alla puntata del 25 marzo scorso di «Piazza pulita» e alle successive polemiche), si comprenderà perché Grasso ha saltato questo elementare dovere d’informazione, apparendo così pericolosamente digiuno su un tema di essenziale importanza.

Purtroppo sia Grasso sia la sua collega Boldrini vivono questa nuova e, per loro, esaltante esperienza convinti che il ruolo rivestito consenta loro d’intervenire e di «pontificare» su tutto. Ma mai come in questi casi sarebbe opportuno ricordare agli intempestivi esternatori che il silenzio è d’oro.

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già Prefetto di Firenze
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