Dichiarato decaduto, lui stesso potrebbe presentare ricorso alla Corte Costituzionale

L’AGIBILITA’ POLITICA DI BERLUSCONI

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento

giunta-senato

La giunta per le elezioni del senato

La questione della decadenza da senatore e dell’agibilità politica dell’ex presidente Berlusconi continua a monopolizzare attenzione dei media e dibattiti della politica e dell’opinione pubblica. Oltre all’azione della magistratura, che in questi venti anni ci ha messo abbondantemente del suo per incidere sull’attività dei politici, anche la rinnovata conflittualità fra PD e PDL contribuisce a creare un clima negativo per la ripresa del nostro paese. Da un lato (PD) si vede vicina l’agognata eliminazione del principale nemico per via giudiziaria, dall’altro si cercano tutte le strade per conservare la possibilità di esercitare l’attività politica al leader del centrodestra.

Nonostante numerosi pareri favorevoli di esperti costituzionalisti e l’intervento di personaggi come Luciano Violante, la sospensione della procedura di fronte alla giunta per le immunità e le elezioni del Senato, per chiedere alla Corte costituzionale il giudizio di legittimità della legge Severino, è stata giudicata impercorribile.

Ma forse potrebbe esistere una soluzione mediana che consentirebbe allo stesso interessato di adire la Corte. Dobbiamo valutare se, nel caso di specie, esista un conflitto tra poteri dello Stato, tra i quali sono gli organi costituzionali. Per Camera e Senato la titolarità al conflitto si estende anche a organi interni, quale ad esempio una commissione d’inchiesta. Inoltre l’azione della commissione deve incidere su una competenza che trovi fondamento nella Costituzione. Ma un parlamentare può essere potere dello Stato e proporre conflitto davanti alla Corte avverso la Camera di appartenenza per l’atto della stessa che lo privi della sua carica?

Non ci sono precedenti specifici, ma si potrebbe trarre argomento dal caso del ministro della giustizia Mancuso che, nel 1995, fu colpito in Senato da una sfiducia individuale. Fu sostituito, con l’interim al Presidente del consiglio Dini. L’ex-ministro presentò ricorso per conflitto tra poteri avverso il Senato, il Presidente del consiglio e il Capo dello Stato. Ebbene la Corte ammise il ricorso del ministro, riconoscendo con ciò la presenza di conflitto fra organi costituzionali, pur rigettandolo nel merito. Il  ministro perciò fu considerato dalla Corte come un potere autonomo all’interno del potere-governo.

Valutiamo, alla luce di questo indiretto precedente, il caso di un senatore. Ciascun parlamentare ha attribuzioni proprie, conferite dalla Costituzione e dai regolamenti parlamentari: il diritto di voto, di parola, di iniziativa legislativa, di presentare mozioni, interrogazioni, interpellanze. La decadenza incide su quelle attribuzioni. Se un ex-ministro può essere potere autonomo all’interno del potere-governo e proporre conflitto per l’atto che ha prodotto la sua estromissione, perché mai si dovrebbe negare all’ex-senatore analogo conflitto per la decadenza dichiarata dal Senato?

Questa soluzione consentirebbe a Berlusconi, dopo la decadenza, di rivolgersi subito e direttamente alla Corte, che potrebbe nel giudizio anche sollevare davanti a se stessa in via incidentale la questione di costituzionalità della legge Severino. Con pieno riconoscimento del diritto di difesa e senza forzature. È ben vero che in tal modo la pronuncia della giunta non verrebbe rinviata di qualche mese, come vorrebbe il Pdl, ma si arriverebbe a una sentenza della Corte che, se dichiarasse l’incostituzionalità della legge, avrebbe effetti diretti sul caso in questione.

Ma ritengo che sarà nuovamente la magistratura, e in particolare la Corte d’appello di Milano – sostituendo l’inerzia della politica – a risolvere il problema dichiarando l’interdizione dai pubblici uffici. E allora ognuno si assumerà le proprie responsabilità.

Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
Mail

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.