Allarmi catastrofi e polemiche

Un' immagine dei danni dell'alluvione in Sardegna
Un’ immagine dei danni dell’alluvione in Sardegna

La tragedia della Sardegna ha riproposto una volta di più il tema della sicurezza del territorio e dell’organizzazione delle operazioni di allerta ed evacuazione delle popolazioni in caso di pericolo. Il caso concreto : è arrivata domenica scorsa, anche per la Sardegna, l’allerta meteo con criticità  elevata, la peggiore di tutte;  l’evento catastrofico era stato previsto per tempo. La Protezione civile lo ha segnalato con 12 ore di anticipo, il ciclone ha strapazzato la Sardegna da un capo all’altro e ha portato morte e distruzione. Eppure la Regione, informata dalla Protezione Civile, ha avvisato i comuni, e gli altri organi competenti, i consorzi di bonifica, l’assessorato alle dighe, il genio civile. Prefetture, forze dell’ordine e vigili del fuoco si allertano subito autonomamente.

Ora la domanda è: cos’è che non ha funzionato? Perché, visti i tragici risultati, qualcosa non deve aver funzionato e ci si chiede se l`allarme sia stato sottovalutato, se qualcuno abbia peccato di superficialità , o se, infine, l`iter burocratico – e tutti gli annessi: gli avvisi di convocazione, le riunioni, le discussioni – per quanto corretto, non costituisca un limite, una zavorra. Queste considerazioni vanno fatte per acquisire un’abitudine mentale, per far sì che in futuro anche gli enti locali meno organizzati siano posti in grado di affrontare, grazie a protocolli efficaci, veloci e ben rodati, le emergenze. Per essere efficaci nell`azione, è necessario che alcune strutture siano prontamente operative, dunque, siano allenate, preparate anzitempo, che ci siano squadre rodate e attrezzate per intervenire immediatamente, che soprattutto le popolazioni che abitano nelle zone a rischio siano avvertite e sappiano quale comportamento adottare per ridurre i rischi dell’evento. Invece talvolta ci sono sindaci che allargano le braccia ripensando al fax di allerta arrivato dalle Regioni magari la domenica, a municipio chiuso.

E il capo della Protezione civile Franco Gabrielli, come in altre occasioni precedenti, non ha risparmiato critiche a chi ha fatto risalire tutto (o quasi) alle previsioni meteo. Ha spiegato che «lo Stato da le direttive, le Regioni fanno i dettagli e ciascuna stabilisce le procedure che i livelli intermedi devono seguire. Ce ne sono alcune che non hanno un progetto di pianificazione degli interventi e io ripeto che le previsioni sono importanti, ma se non c’è pianificazione, tutto è inutile». E proprio questo è il nocciolo della questione. Finché ci sarà incuria nella gestione del territorio, finché ci saranno responsabili locali che affermano «a me è arrivato un messaggino e ho cominciato a darmi da fare. Sono stato avvisato con il classico messaggio di criticità elevata che riceviamo venti volte l’anno… in passato abbiamo fatto evacuazioni per la stessa allerta e poi non è successo nulla. Come potevamo sapere che stavolta sarebbe stato diverso?» non riusciremo ad affrontare con raziocinio ed efficacia le emergenze.

Ecco, proprio questa è la mentalità da debellare. E’ preferibile allenare i cittadini ad evacuazioni di edifici o zone a rischio ogni volta che se ne preveda fondatamente la necessità piuttosto che temere di diramare un allarme inutile. Ne va della salvezza di molte vite umane e della tutela dei nostri territori.

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