Rogo in una fabbrica a Prato, 7 cinesi morti e 3 ustionati

Una delle vittime del rogo al Macrolotto
Una delle vittime del rogo al Macrolotto

PRATO – Sette morti e tre ustionati, di cui due gravissimi. E’ il bilancio provvisorio dell’incendio di una fabbrica nella zona industriale del Macrolotto di Prato, la ditta «Teresa moda».  L’allarme è stato dato attorno alle 7 di stamani da un passante che ha visto una colonna di fumo dal capannone. Ha subito chiamato i vigili del fuoco intervenuti immediatamente.

Il primo morto dell’incendio è un uomo che dormiva all’interno e che ha tentato di mettersi in salvo. I vigili del fuoco durante l’opera di spegnimento hanno iniziato anche la ricerca delle persone che si trovavano all’interno. Via via che procedevano, tra le macerie ed il cartongesso con cui era realizzato il dormitorio a cui era stato adibito parte del fabbricato, hanno trovato gli altri cadaveri.

I vigili del fuoco hanno trovato altri resti umani oltre ai cinque corpi delle vittime già accertate. «I resti fanno pensare ad altre due persone oltre a quelle che abbiamo già trovato: quattro già all’obitorio ed una già localizzata». Lo ha detto il comandante dei vigili del fuoco di Prato Vincenzo Bennardo

Ci sono anche due intossicati gravissimi, una donna invece ha riportato ferite più lievi.

Nella fabbrica si sarebbero trovate una decina di persone. Non è ancora chiaro se gli altri siano riusciti a mettersi tutti in salvo ed anche per questo i vigili del fuoco continuano a cercare tra le macerie dei loculi di cartongesso crollati nell’incendio e che servivano come alloggio per i lavoratori della ditta che produceva abiti.

Le bare dopo l’incendio della fabbrica di cinesi

Ancora non è chiaro come si siano sviluppate le fiamme. La struttura è ad un solo piano e vi si accede attraverso un cancello di una traversa di via Toscana.

La struttura sopraelevata, raggiungibile probabilmente con una scala, era realizzata nella porzione di capannone occupato dall’azienda: il capannone andato a fuoco ospitava infatti anche altre ditte. Non è escluso che per riscaldare il dormitorio ci fosse una stufa elettrica, anche tenuto conto delle temperature basse di questi giorni, o che possa essere stata un sigaretta spenta male ad innescare il rogo, anche se sulle cause ancora nessuno si pronuncia. Non sarebbero state trovate bombole di gas gpl. La ditta era specializzata nel pronto moda: la lavorazione non avveniva quindi con macchine tessili, venivano utilizzati tessuti sintetici e cellophane per confezionare gli abiti, tutti materiali che hanno facilitato il propagarsi delle fiamme.

Vittime e feriti, una carneficina a Prato

«Questa tragedia, posso essere un po’ cinico, non mi sorprende -dice l’assessore alla sicurezza del Comune di Prato Aldo Milone, tra i primi ad arrivare davanti alla fabbrica distrutta da un incendio a Prato- Più volte abbiamo detto quello che poteva succedere in questi capannoni alla presenza di dormitori, con impianti elettrici scadenti, non a norma e poi i lavoratori fumano in continuazione».

I due feriti sono i titolari dell’azienda, coinvolto anche un bambino coinvolto ma non avrebbe avuto bisogno delle cure mediche, sarebbe figlio di uno dei due.

Tra le vittime, il primo operaio è sicuramente morto avvelenato dal fumo. Lo hanno estratto intorno alle 9 dalle macerie della fabbrica andata in fiamme. Aveva solo una mano e un piede con i segni delle ustioni. Per gli altri non si può ancora dire come la morte li abbia colti. I corpi delle vittime sono stati trovati schiacciati dalle macerie dei cunicoli di cartongesso simili a palafitte costruiti sfruttando l’altezza del capannone dell’azienda «Teresa moda». Niente di raro in questa periferia industriale di Prato dove ufficialmente risiedono 30mila orientali, quasi tutti originari della città di Wenzhou.

Uno degli operai morti nell’incendio ha tentato di mettersi in salvo rompendo il vetro di una finestra del capannone ma ha trovato delle sbarre di ferro a bloccare la via di fuga. Il suo corpo è stato rinvenuto nell’unica parte del soppalco dove c’erano i loculi che non è crollata. Il corpo è stato trovato con un braccio fuori dalla finestra, tra le sbarre dell’inferriata. Gli altri cadaveri sono stati recuperati tra le macerie del soppalco crollato.

Da numerosi controlli effettuati in questi ultimi anni è emerso che questa vita per gli immigrati cinesi è consuetudine: sotto le macchine da cucire, sopra i letti e in un angolo cucine improvvisate e alimentate da bombole di gas. E anche in questo caso c’erano nello stanzone della fabbrica dei loculi sopraelevati, tutti in fila lungo una parete del capannone. Lì con ogni probabilità si trovavano, costruiti in cartongesso ma anche in semplice cartone per dividere i diversi ambienti.

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