L'intesa tra Silvio e Matteo apre scenari nuovi per la politica italiana

Una svolta obbligata contro i veti incrociati

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento

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Silvio Berlusconi e Matteo Renzi

L’incontro e le convergenze fra Renzi e Berlusconi potrebbero dare veramente una svolta alla morta gora della politica italiana. I due personaggi certo non sono banali e sembrano destinati a dare l’impronta, nel bene e nel male, a due epoche diverse, quasi a stabilire una staffetta fra di loro. Del resto fra i due non c’è mai stata antipatia o inimicizia preconcetta.

INCONTRI – La prima volta che s’incontrarono fu nel 2005, in occasione del flop di Maurizio Scelli, quando l’allora commissario della Croce Rossa tentò di organizzare il suo movimento politico. Berlusconi aspettò due ore (invano) in prefettura che il palazzetto dello sport si riempisse con gli Scelli-boys e, nel frattempo, si intrattenne con quel trentenne presidente della provincia di Firenze che lo era andato a salutare per «cortesia istituzionale». Al termine del colloquio il premier si congedò a modo suo, lasciando di stucco gli esponenti locali di Forza Italia: «Caro Renzi, ma come fa uno bravo come lei a stare con i comunisti?». Dopo cinque anni Matteo Renzi, divenuto Sindaco della rossa Firenze e leader dei «rottamatori» del Pd, varcò il cancello di Arcore per chiedere all’allora presidente del Consiglio il placet per l’introduzione di una tassa di soggiorno che avrebbe contribuito in modo sostanziale a rimpinguare le casse comunali. Ricordo che allora (ero prefetto di Firenze) Renzi mi chiese un consiglio e io gli risposi di privilegiare gli effetti concreti. Se era utile alle finanze della città l’incontro con Berlusconi, presidente del Consiglio, poteva e doveva avvenire senza remore politiche.

RIFORME – Lo stesso senso pratico e concreto Renzi lo ha dimostrato organizzando l’incontro sui fondamentali temi della legge elettorale e delle riforme nella sede del Pd. A prescindere dal fatto che è la prima volta che Berlusconi, in vita sua, mette piede nella sede dei comunisti che mangiano i bambini – e già questo potrebbe essere considerato un successo – credo che anche dal punto di vista della prospettiva politica Renzi – e in maggior misura Berlusconi – possano avere da guadagnare dall’accordo di massima intervenuto al Nazareno. Sicuramente il Cavaliere è stato nuovamente chiamato a contribuire alla costruzione di alcune importanti riforme. Era già avvenuto in passato con risultati sconfortanti (ricordiamo tutti la «tragica fine» della Bicamerale), vedremo se adesso andrà meglio. Quanto alla prospettiva della legge elettorale i due leader hanno mandato un messaggio chiaro e forte. Basta con i veti dei partitini. Sicuramente Berlusconi aveva il dente avvelenato con i vari Follini, Casini, Fini ecc. che negli anni gli hanno fatto la fronda, scomparendo (o quasi) poi dall’orizzonte politico. Renzi invece deve giocarsi la partita soprattutto in casa e mettere in condizioni di non nuocere i vari Alfano, Vendola, Monti e altri, rappresentativi dei partitini dallo 0,2 al 5 % che finora, col sistema in vigore, hanno spesso avuto potere di veto sull’azione dei vari governi, di qualsiasi colore. Non per nulla il commento univoco sia di Renzi che di Berlusconi è stato soprattutto quello che la riforma, così com’è impostata, tende a rafforzare i grandi partiti e di conseguenza la governabilità, visto che le esperienze passate di coalizioni poco amalgamate hanno dato pessimi risultati.

POSIZIONI – Sarà questo lo scoglio più duro da superare sulla via dell’innovazione, ma si deve perseguire questa strada se ci vogliamo allineare con le grandi democrazie occidentali. Là chi vince le elezioni riesce a governare senza ostacoli interni alla coalizione e chi perde fa opposizione e si prepara a presentare programmi innovativi per competere adeguatamente nelle successive elezioni. Nuovo centro destra, Scelta civica, Popolari per l’Italia, Sinistra ecologia e libertà, e anche la Lega Nord sono già in fermento. Il Movimento 5 stelle per ora non si vede minacciato dal progetto, ma osteggia apertamente l’intesa Renzi – Berlusconi. Sullo sfondo il governo di Enrico Letta, che sembra restare alla finestra, sia pur tradendo una legittima preoccupazione perché si vede tagliato fuori dai giochi, costretto nell’angolo a subire gli eventi senza reali possibilità d’influenzarli . Neutrale, come suo dovere, il Presidente della Repubblica Napolitano, che però non potrà che apprezzare iniziative, come quelle di Renzi, volte a raggiungere obiettivi (nuova legge elettorale e riforme istituzionali) da sempre auspicati dal Presidente.

ELEZIONI – Consideriamo altri elementi fondamentali. Berlusconi sembra, almeno in questa fase, aver rinunciato alla richiesta di elezioni immediate; per il momento gli basta – a ragione – aver recuperato un posto di rilievo per indirizzare la politica italiana e aver messo in seria difficoltà il Nuovo centro destra di Alfano. Il quale dopo i risultati dell’incontro ha cominciato a minacciare, con tutta la forza che gli deriva dai non eccelsi numeri dei suoi parlamentari. Ha affermato che senza l’appoggio del suo partito ogni riforma della legge elettorale è impossibile, confidando forse non certo sui numeri ma sulle alchimie della vecchia politica. I prossimi giorni, e soprattutto la conclusione della Direzione Nazionale del Pd, ci potranno dare indicazioni più concrete. La vecchia guardia, quasi estromessa dalle stanze dei bottoni, sarà capace di un ultimo colpo di coda? Se non si arriverà alla scissione con i bersaniani e con una parte dei popolari (ma ricordiamo che Franceschini sta dalla parte di Renzi), il segretario dovrà sempre guardarsi dalle imboscate interne, ma potrà procedere con maggior fiducia nel suo progetto. Se ci sarà la spaccatura, dovranno essere fatti attentamente i conti per vedere se il progetto reggerà all’esame delle Aule parlamentari. Le riforme, certo, vanno preparate bene, ma non basta, perchè poi debbono passare al vaglio del Parlamento.

PROSPETTIVE – Sicuramente non sarà possibile una maggioranza di tipo tedesco «Grande coalizione». Troppo diversi sono alcuni principi ispiratori dei due schieramenti (pensiamo soltanto al riconoscimento dei matrimoni gay, sui quali Renzi aveva fatto una timida apertura) e troppo recente il fallimento dell’ultima esperienza. La minoranza Pd, i vari partitini, a cominciare da Ncd, Sc e compagnia bella avranno la forza e il coraggio di provocare la caduta del governo e andare quindi subito a elezioni senza una nuova legge elettorale (ipotesi più volte esclusa da Napolitano) per impedire il successo del progetto renzian- berlusconiano?  Se invece l’accordo si allargasse e si procedesse sulla strada delle riforme, lasciando operare il Governo attuale, Renzi e Berlusconi, con l’appoggio anche di altre forze politiche, avrebbero tempo e modo di consolidare le loro posizioni e di avviare il nostro sistema verso un regime di vero e proprio bipolarismo, con l’alternanza al potere dei due schieramenti. E non è detto che anche Napolitano non sia d’accordo anche perché, in fondo, governabilità e stabilità sono al vertice delle richieste e dell’interesse del paese.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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