Sussurri e grida fra i parlamentari ipotizzano il ripristino dell'imposta

Tassa di successione: Renzi non faccia un favore a Berlusconi

di Paolo Padoin - - Economia, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento, Politica

Il premier, Matteo Renzi

Il premier, Matteo Renzi

ROMA – Torna la tassa di successione? Le preoccupazioni manifestate dall’Unione Europea per l’andamento dei conti pubblici e in particolare per l’enorme massa di debito pubblico, che pesa sull’Italia come un macigno, indurranno gli esperti del ministero dell’Economia e i consiglieri di Renzi a rastrellare soldi ovunque  per coprire le promesse del premier e non aggravare  il  debito.

SUCCESSIONE – Sussurri e grida fanno balenare un ritorno della tassa di successione, che colpirebbe l‘asse ereditario con l’aliquota del 20%. In tal modo il Governo stimerebbe di portare a casa circa 40 miliardi l’anno. Ricorderete tutti le polemiche sorte quando il Governo Berlusconi abolì in parte questo odioso balzello. Da un lato si proclamò ai quattro venti che era una misura studiata apposta dal Cavaliere a favore dei suoi figli, dall’altro si rispose, dopo qualche tempo, affermando che l’unico vip conosciuto che ne avesse tratto vantaggio era invece Romano Prodi.
Nel caso in cui l’indiscrezione della reintroduzione della tassa corrispondesse a verità si tratterebbe di un ottimo regalo fatto da Renzi a Berlusconi. Già immaginiamo le dichiarazioni roboanti: noi l’abbiamo tolta, i comunisti la reintroducono.

Silvio Berlusconi tolse la tassa di successione quand'era presidente del consiglio

Silvio Berlusconi tolse la tassa di successione quand’era presidente del consiglio

TASSE – Ma al di là degli slogan sembra proprio un’idea a cui non pensare nemmeno, da rimettere alla svelta nel cassetto. Gli italiani, è risaputo, sono proprietari della casa dove abitano, che intendono lasciare ai propri figli. Sarebbe una vera e propria calamità se, con la tassa di successione al 20%, gli eredi, non essendo in grado di pagare un importo presumibilmente molto elevato, dovessero essere costretti a vendere il bene. Si penalizzerebbe ulteriormente quel ceto medio che sembra essere peraltro il bersaglio preferito del governo e si incentiverebbe il trasferimento di capitali, non più investiti in immobili,  all’estero, là dove non ci sono tasse elevate. Col rischio di vedersi praticamente sottrarre dallo Stato un bene immobile (la casa è il bene più colpito dal fisco insieme alla benzina) calerebbero infatti anche gli investimenti immobiliari dei piccoli proprietari, proprio quando si constata una flebile ripresa nel mercato immobiliare.
Quindi attenti a non fare mosse false. Il riflesso positivo degli 80 euro in busta paga piano piano si affievolirà, mentre peserà molto di più la mole di tasse che siamo costretti a pagare in questo mese di giugno. E alla fine il saldo per Renzi potrebbe risultare negativo.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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