Contro la corruzione val la pena prendere esempi anche oltre frontiera

Expo, Mose e l’odiosa abbuffata: dove c’è l’ appalto spunta la tangente

di Paolo Padoin - - Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

 

La prima paratoia del Mose di Venezia

La prima paratoia del Mose di Venezia

Italia terra di tangenti. Ogni volta che ci si accinge a costruire una grande opera pubblica sembra inevitabile che la magistratura scopra, dopo qualche anno, possibili mazzettari che, ungendo le ruote del  sistema, riescono ad aggiudicarsi l’appalto, aggirando controlli amministrativi e contabili. Questa volta è toccato all’ EXPO 2015 di Milano e al Mose di Venezia, ma prima era stata la volta del terremoto dell’Aquila, dei Grandi eventi e così via. Ma è proprio impossibile intervenire prima? Gli altri Paesi (Francia e Germania ad es.) come si organizzano?
FRANCIA – A questo proposito ricordo un’esperienza personale. Quando ero prefetto di Torino, nel 2010, si avviavano le procedure per i lavori della linea ferroviaria Torino-Lione. Mentre dalla parte italiana la situazione era complicata per le proteste di molti enti locali e dei No-Tav, nella Maurienne (parte francese) molto era già stato realizzato grazie a una procedura, detta «démarche grands-chantiers», che è gestita dai prefetti e coinvolge fin dall’inizio gli enti locali, senza possibilità di veti, come spesso accade da noi. Grazie a questo semplice accorgimento (che in Francia funziona ma in Italia chissà) lo Stato conduce le operazioni e gli enti locali collaborano, anche perché una delle condizioni imposte agli aggiudicatari è quella di favorire, nei limiti del possibile, ditte e manodopera locali. I controlli comunque restano sempre di competenza dello Stato, e il prefetto interviene in questo campo avvalendosi, con poteri incisivi, di tutta la struttura periferica (se necessario anche centrale) dello Stato, messa a disposizione dai ministeri competenti.
Analoga procedura avevamo deciso a suo tempo d’importare a Torino, per la costruzione della grande opera, e là tutto è stato iniziato e proseguito in stretto collegamento con l’Autorità giudiziaria.
APPALTI – Adesso, sull’onda dello sdegno popolare per gli scandali dell’Expo e del Mose (qualcuno ha coniato il motto Expo Mose…magna), anche il premier Renzi pensa di stringere i freni per i controlli di queste opere, mettendo in piedi e potenziando l’Authority anticorruzione affidata a un magistrato di sua fiducia, Raffaele Cantone. Espongo subito le mie riserve su questo tipo di strutture (le Authorities) scopiazzate dagli americani, finora foriere solo di poltrone ben retribuite. Se proprio si deve far ricorso a una nuova struttura, sarebbe preferibile istituire – visto che il capo è un magistrato e vista l’ampiezza del fenomeno – una superprocura anticorruzione, che potrebbe avvalersi dell’opera già svolta dalle altre procure e dalle prefetture.
PREFETTURE – Proprio le tanto bistrattate prefetture potrebbero essere uno strumento essenziale per la lotta alle infiltrazioni della corruzione nel sistema degli appalti. Al di là del pesante e poco produttivo modello delle certificazioni antimafia e della istituzione di stazioni appaltanti, i prefetti hanno a disposizione uno strumento molto efficace, che viene utilizzato prevalentemente nelle sedi del sud per la lotta alle infiltrazioni mafiose. Si tratta dei Gruppi Interforze presieduti dal prefetto e di cui fanno parte rappresentanti delle Forze di Polizia, della Direzione Investigativa Antimafia, della Direzione Territoriale del Lavoro. I Gruppi svolgono attività di monitoraggio di tutte le opere pubbliche nell’ambito della provincia. Possono effettuare accessi ispettivi ai cantieri controllando documenti e persone. Ben si comprende l’importanza di quest’attività, che può riferirsi a cantieri già avviati o in fase di attivazione, e anche a lavori aggiudicati attraverso gare d’appalto per importi inferiori alla soglia comunitaria e ai relativi subappalti.
FIRENZE – Si tratta di una soluzione della cui efficacia posso testimoniare per esperienza diretta. Nel 2011 è stata infatti adottata anche a Firenze per due grandi opere: il tunnel ferroviario e il cantiere dell’Opera di Firenze. I risultati delle ispezioni sono stati trasmessi alla procura della repubblica per le valutazioni di sua competenza. Qualche tempo dopo le indagini della magistratura hanno portato alla scoperta di irregolarità nelle procedure degli appalti del sottoattraversamento ferroviario, in cui erano coinvolti funzionari e politici locali e di altre regioni.

Resta il problema fondamentale del potenziamento di questi gruppi, se si vuole che abbiano efficacia in ogni zona d’Italia. Credo perciò che l’azione di vigilanza sulla legalità delle opere attivata congiuntamente e concordemente da prefetture e magistratura, con l’ausilio di gruppi specializzati, possa portare a risultati molto positivi. Senza bisogno della creazione o del potenziamento di dispendiose Authorities. Occorre però procedere adeguatamente e con speditezza: siamo stufi di queste ruberie che, come nel caso di Venezia, coinvolgono quasi tutti i partiti. L’Italia è stanca di questo andazzo. Non è giusto che i sacrifici li facciano sempre i soliti noti, per lo più onesti.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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