Per recuperare il tanto tempo perduto

Riforme: Renzi ubbidisce a Napolitano e va a caccia di voti al Senato

di Paolo Padoin - - Lente d'Ingrandimento, Politica

Matteo Renzi

Matteo Renzi

ROMA – Dopo il perentorio invito del Presidente Napolitano ad andare avanti con le riforme perché su questo tema non sono più ammesse «inconcludenze», Renzi cerca di procedere speditamente allargando la maggioranza di fatto favorevole alle sue proposte.

ITALICUM – Il premier si mostra aperto a modifiche dell`Italicum sulle soglie per il premio di maggioranza, «quel 37,5% è incomprensibile», avvertendo però che il ballottaggio non si discute. Lancia così un segnale ai berlusconiani, il cui scontro interno non fa ben sperare sulla tenuta dei patti. Ma è indubbio che malgrado ciò Renzi possa contare in una strada più agevole rispetto al pre-elezioni. Esponenti Pd sostengono infatti che  c`è una dinamica in atto al Senato, per loro espansiva. Sel sta discutendo e non è escluso che qualche esponente esca e si avvicini al Pd. Gli ex grillini fuoriusciti stanno facendo gruppo a sé e il tema dei rapporti con la maggioranza di governo se lo pongono. Sono tutte prospettive da tenere in conto. È evidente che Renzi, per onorare la promessa «per qualche anno non vedrete altri premier», deve assicurarsi una maggior solidità al Senato. Nell’ambito del quale si confida nella lealtà di Fi, più volte ribadita da Berlusconi. E comunque, avvertono dal Pd, «se Fi rompe i patti variamo l’Italicum e andiamo a votare».

SCADENZE – Entro l’estate dovranno ottenere l`ok la riforma che abolisce i senatori eletti, il decreto Irpef con gli 80 euro, la legge elettorale e il jobs act. E per questo grande attenzione viene rivolta ai segnali che giungono da quei drappelli finora fuori dal perimetro di governo, come appunto quello di Sel e degli ex grillini. Non si attendono ovviamente allargamenti di alleanza in quella direzione, ma si conta piuttosto su un atteggiamento più disponibile nel merito dei singoli provvedimenti. Certo è che il governo comincerà a verificare gli umori in Senato sulla riforma costituzionale, cercando una mediazione più avanzata rispetto alla soluzione alla francese di senatori eletti dagli amministratori locali, consiglieri regionali e comunali. Che non basta a soddisfare i patiti dell’elezione diretta come Chiti del Pd e Minzolini di Forza Italia, che preparano centinaia di emendamenti. Forza Italia da sola ne ha già predisposti più di 500.

Anche la nuova compattezza di un Pd unitario farà gioco: entro il 14 giugno saranno rinnovati gli organismi e Renzi sta aspettando che le minoranze si mettano d’accordo sulla presidenza. In queste ore salgono le quotazioni di Matteo Orfini, leader dei «giovani turchi», in corsa insieme alla lettiana Paola De Micheli e a Maria Chiara Carrozza. Queste ultime saranno sicuramente favorite dalla linea renziana di privilegiare le quote rosa.  Attendiamo gli eventi, sperando che si passi alla svelta dalle parole ai fatti.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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