I cooperanti italiani nel mondo corrono seri rischi

Vanessa e Greta rapite in Siria,come le due Simone sequestrate a Bagdad

di Paolo Padoin - - Cronaca, Cultura, Lente d'Ingrandimento, Politica

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo

Il rapimento delle due volontarie cooperanti italiane in Siria, Greta Vanelli e Vanessa Marzullo, ricorda il sequestro delle famose due Simone (Simona Torretta e Simona Pari), cooperanti italiane rapite a Bagdad, che dieci anni fa ha occupato a lungo le prime pagine dei giornali.
Ma chi sono e che cosa fanno questi cooperanti. Chi li riconosce e chi li invia a svolgere il loro compito nei paesi a rischio?
ONG – Innanzitutto esistono le ONG ufficiali riconosciute dal Ministero degli Affari esteri; per costituirne una e per accedere ai finanziamenti e ai progetti della Farnesina una organizzazione deve documentare la competenza, l’esperienza, la trasparenza dei bilanci, la sua indipendenza e il rispetto delle procedure internazionali. Solo un numero limitato degli enti operativi nel settore ha richiesto l’idoneità. Tutti gli altri – e sono la maggioranza – lavorano al di fuori dell’ombrello del Mae.
GRUPPI SCIOLTI – Gruppi di giovani, ma anche singoli individui possono trovare un contatto locale ed attivare canali propri per la cooperazione internazionale. È un fenomeno molto presente soprattutto tra le associazioni giovanili ed è sicuramente la testimonianza di una società civile che vuole impegnarsi per gli altri. Ma in alcune occasioni, e soprattutto in alcuni paesi, non basta la generosità e la buona volontà, occorrono specializzazione e professionalità.
NUMERO – Quanti sono i cooperanti italiani? Non esistono statistiche, e non sarebbe possibile trattandosi di un settore totalmente al di fuori di ogni controllo. Si sa che ci sono circa 3mila cooperanti italiani ufficiali impegnati in progetti di aiuto umanitario e che sono circa 200 le organizzazioni non governative considerate idonee dal Mae. Di tutto il resto c’è traccia nei dati diffusi dalla Siscos, un ente senza finalità di lucro che fornisce servizi di assistenza e assicurazione al mondo della cooperazione. Nel 2013 ha assicurato 5816 persone. In percentuale leggermente superiore le donne (sono 2912 vale a dire il 50,7% e 2904 gli uomini, vale a dire il 49,3%) Se si aggiungono anche i 200 volontari in convenzione con il ministero degli Affari esteri si arriva ad una cifra di circa 6mila persone.
EX JUGOSLAVIA – Ai tempi della guerra nell’ex-Jugoslavia ci sono state decine di migliaia di operazioni di sostegno organizzate in modo del tutto improvvisato: qualunque ufficio, fabbrica, scuola, creava un gruppo di sostegno, raccoglieva generi di prima necessità, caricava un furgone e partiva. Si è poi intervenuti creando un Consorzio per coordinare questi gruppi.

Per fare assistenza umanitaria nel mondo dunque sono necessarie competenze e formazione. Esistono protocolli complicati, ci vuole tempo per farli conoscere al personale e assicurarsi che siano attuati. Ma sono comunque positive anche le attività delle piccole organizzazioni fatte in casa, il loro lavoro è importante e soprattutto fornisce possibilità di occupazione ai giovani. Però attenzione a non recarsi senza la necessaria organizzazione e la professionalità adeguata in Paesi a rischio. Si può mettere a repentaglio la propria vita e l’altrui sicurezza.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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Commenti (1)

  • giancarlo

    |

    Penso che sia profondamente sbagliato trattare con i rapitori , anche perchè “trattare” significa dare una montagna di soldi pagando un riscatto a gente che poi li utilizzerà per acquistare armi e quindi per salvare due persone che si sono messe nei guai volontariamente aiuteremo degli assassini ad uccidere altri innocenti.

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