Brigate Rosse: quarant’anni fa l’arresto di Curcio e Franceschini

Il processo di Torino al nucleo storico delle Br
Il processo di Torino al nucleo storico delle Br

Quarant’anni fa, nel pieno clima degli anni di piombo, lo Stato segnò un successo decisivo nella lotta al terrorismo. Era l`8 settembre 1974 quando i carabinieri del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa individuarono, a Pinerolo, Renato Curcio e Alberto Franceschini,  capi storici delle Brigate Rosse. Arrivarono ai due brigatisti grazie alla soffiata di un infiltrato, Silvano Giretto, soprannominato ‘Frate Mitra’ per il suo passato di sacerdote. Nel giro di due anni, dal 1974 al 1976, tutti i capi  delle Br furono arrestati. Tutti tranne Mario Moretti, che avrebbe poi guidato la colonna romana che, nel 1978,  sequestrò Aldo Moro.

CASELLI – Le indagini che portarono alla cattura di Curcio e Franceschini erano coordinate, a Torino, dal pm Bruno Caccia e dal giudice istruttore Giancarlo Caselli. In un’intervista rilasciata il 6 settembre a Repubblica di Torino proprio Giancarlo Caselli, da poco in pensione, ricorda quegli avvenimenti. Alla domanda su chi allora sconfisse le Br il magistrato risponde: «L`attività di repressione e di indagine è stata molto importante. Ma non è stata l`unica. Furono decisive le decine e decine di assemblee che si tennero nelle parrocchie, nei luoghi di lavoro, nelle sedi di partito. Per spiegare che non ci trovavamo di fronte a Robin Hood ma a un gruppo di assassini. Bisognava rompere il muro di ambiguità dei ‘compagni che sbagliano’, i complici silenzi di certi intellettuali».

CALABRESI – E ribadisce il concetto: «Non fu facile ma alla fine i terroristi furono politicamente isolati ed entrarono in crisi. Fu la fine delle contiguità e degli appoggi che avevano portato molti a non vedere la tempesta che stava addensandosi. Pensiamo, per fare esempi anche molto diversi, all`intellighenzia che partecipò alla campagna contro il commissario Calabresi che pagò con la vita quelle menzogne. Per quanto riguarda Torino ricordo che un giorno venne assaltato a bastonate un bar ritenuto un covo di fascisti. Mi capitò di interrogare i testimoni, anche esponenti del mondo intellettuale della città. Incontrai l`omertà.»

Ma grazie all’opera di politici, magistrati, forze dell’ordine, sindacalisti, cittadini comuni il terrorismo alla fine fu sconfitto, e uno dei nodi fondamentali per questo fu l’arresto dei due brigatisti nel 1974, un evento che cominciò a scompaginare il nucleo, fino ad allora monolitico, delle Br.

RINASCITA – Oggi, per fortuna, la società è cambiata e non sembrano esistere le condizioni per la rinascita di un terrorismo interno organizzato, tipo quello delle Br. Ci sono stati rigurgiti, omicidi, arresti, sono state scoperte colonne di nuovi brigatisti, tutti assicurati alla giustizia e processati. Focolai di rivolta esistono in Val di Susa, ma sono sotto controllo da parte di Forze dell’ordine e magistratura. Non ritengo perciò che quella triste stagione possa ritornare, ma qualche preoccupazione esiste. Per testimoniarla ricorro ancora alle parole di Giancarlo Caselli, un magistrato che più di ogni altro ha avuto a che fare, nel passato e nel presente, con questi ambienti: «Mi preoccupa il ripetersi in certi ambienti intellettuali di oggi delle stesse ambiguità  di allora di fronte alla violenza delle frange estreme. Mi preoccupa il ritorno, in sedicesimo, della stagione dei compagni che sbagliano. Mi preoccupano le predicazioni di intellettuali miopi e nostalgici che possono far credere a chi ha già  pochi filtri critici che stia riproducendosi il clima di allora».

Queste sagge osservazioni posso, a buon diritto, farle anche mie, forte dell’esperienza di prefetto che, in 20 anni di attività e in 3 sedi (Pisa, Padova e Torino), ha avuto a che fare con l’attività di nostalgici del terrorismo. Di queste esperienze dobbiamo far tesoro e trasmetterle soprattutto ai giovani, che non hanno vissuto quelle tragiche esperienze, per far sì che la nostra democrazia non sia di nuovo in pericolo.

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