Parma: i profughi diventano volontari e lavorano per la città. Un progetto del comune

Profughi a Parma
Profughi a Parma

PARMA – Da profughi a volontari: è la’trasformazione’ di cui sono protagonisti, a Parma, 22 giovani tutti provenienti dall’Africa sub-sahariana, tutti con storie pesanti alle spalle e lunghi mesi di pellegrinaggio, prima dell’approdo sui barconi in quella che sognavano come la terra promessa, o almeno meno inospitale di quella in cui sono nati e cresciuti.

Sono ospitati da circa un mese in un dormitorio del Comune al Cornocchio e seguiti dalla comunità San Cristoforo di don Umberto Cocconi e, riconoscenti alla citta’ per l’accoglienza ricevuta, ora desiderano contraccambiare, mettendosi a disposizione per  attivita’ di volontariato. E l’amministrazione cittadina ha detto subito si.

L’assessore al welfare, Laura Rossi, ha incontrato i giovani africani (provenienti da Gambia, Ghana, Guinea, Mali e Senegal) pronti a rimboccarsi le maniche in attivita’ di volontariato per sdebitarsi attraverso il progetto «Mi Impegno a Parma». Lo ha annunciato la stessa Rossi, direttamente nell’incontro con loro alla Parrocchia Famiglia di Nazareth in via Navetta, dove i ragazzi stanno imparando l’italiano e dove trascorrono la loro giornata insieme ai volontari dell’associazione S.Cristoforo incaricata dalla Prefettura di occuparsi di tutte le incombenze necessarie; con un corrispettivo dallo Stato di 30 euro al giorno per persona, l’associazione -al pari di tutte le altre onlus impegnate nell’accoglienza ai profughi- deve provvedere ad ospitalita’, pasti, corsi di italiano, incontri con lo psicologo, visite mediche, aiuto per ottenere i documenti (permessi di soggiorno e pratiche per il riconoscimento eventuale dello status di profughi richiedenti asilo). I profughi saranno impegnati in piccoli lavori di manutenzione, in particolare del verde, ritenuti necessari dal comune.

Finalmente un esempio positivo di collaborazione profughi – istituzioni locali. In questo modo si dimostra alla cittadinanza che gli immigrati non sono  mantenuti a sbafo, non sono soltanto un peso ma svolgono anche un lavoro utile. In genere quasi dovunque i gruppi arrivati con i barconi sulle nostre coste finora sono stati ospitati di tutto punto a spese della collettività, ma non svolgevano alcuna attività e spesso protestavano per la loro situazione. Cerchiamo di trovare un modo intelligente, come quello accennato, per interessare queste persone, che sono le prime a lamentarsi per l’inattività.

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