Renzi-ruspa: avanti a tutta forza, ma è arrivato il momento della verità

Matteo Renzi
Matteo Renzi

Matteo Renzi, ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, ha fatto un breve bilancio a tutto campo della situazione attuale: «Penso e credo che nella legge di stabilità avremo un’ulteriore diminuzione di tasse sul lavoro». Il problema resta sempre quello delle coperture finanziarie, ma il presidente del Consiglio si dice certo di trovarle: «Ci sono varie ipotesi sui modi e la finanziamo con la riduzione della spesa». E promette di mettere un limite alla Tasi, la tassazione dei comuni. Resta la consapevolezza che l’economia del Paese non attraversa un momento particolarmente brillante, anzi. «Non sono ottimista, più o meno balliamo intorno allo zero, non è sufficiente per ripartire. È lo stop alla caduta ma non la ripartenza».

SPESA PUBBLICA – È fiducioso il premier, i tagli alla spesa pubblica serviranno a destinare 900 milioni alla scuola e a confermare il bonus di 80 euro, ma non a estenderne la platea. E infine rassicura i pensionati: alcune scelte, come il prelievo sulle pensioni sopra i 3 mila euro, «sono un errore perché per 100 mln di euro si suscita il panico tra i pensionati».

UNITÀ – In precedenza, alla Festa dell’Unità di Bologna, nella veste di premier e segretario Pd, Renzi ha non solo preannunciato di voler rendere unitaria la segreteria del partito, estendendone i componenti, ma ha anche ribadito la sua ferma intenzione di proseguire nella via del rinnovamento del Paese, affermando che non accetterà veti e che nessuno lo fermerà. Nel frattempo l’opposizione, pur blanda, di Forza Italia ha osservato che vanno bene le riforme istituzionali, alle quali anche Berlusconi vuol fornire un rilevante contributo, ma finora si è notata soprattutto l’assenza di una vera politica economica del governo che sia in grado di risollevare il Paese.

TAGLI – Nonostante le smentite del ministro Padoan, si è fatto finora prevalentemente ricorso ai tagli lineari, che erano lo strumento caratteristico della Seconda Repubblica così come l’aumento delle accise su benzina e sigarette lo erano per la Prima. Quando un governo non ha una politica economica e, dopo aver fatto mille promesse ai cittadini, deve fare i conti con la dura realtà del bilancio dello Stato, per mettere a posto i conti deve far ricorso al più ingiusto, anti-meritocratico e inefficace degli strumenti di contenimento del deficit. Anche per questo  si è aperto da poco un dibattito sul «renzismo», sulla fine della luna di miele fra poteri forti e governo, sul repentino cambio d’umore che sembra si stia registrando nei confronti del Presidente del Consiglio.

POLITICA NUOVA – Renzi ha portato avanti, anche in contrasto con una parte del Pd, una serie di fattori politicamente rilevanti. Dalla fine dell’antiberlusconismo preconcetto alla caduta di diversi tabù ideologici della vecchia sinistra, per non parlare della smitizzazione della rappresentanza organizzata degli interessi, sindacati in primis. E ha mostrato più volte di voler rinnovare metodi e abitudini inveterate. Ma, pur partendo da alcune premesse anche valide, ha sconcertato un po’ il metodo usato per arrivare a concretizzarle.

ANNUNCI – Non mi riferisco soltanto all’ abuso dell’ «effetto annuncio», che è prezzo da pagare alla dinamica del consenso nella società della comunicazione; preoccupa soprattutto la non esecuzione di tanti provvedimenti, per mancanza di decreti attuativi. A tal fine è mancato il colloquio, il contatto con la struttura operativa e burocratica, della quale, volenti o nolenti, si deve tener conto. Al premier fanno difetto probabilmente squadre di lavoro che preparino i dossier e interlocutori d’esperienza e di pensiero con cui confrontarsi dialetticamente.

BUROCRAZIA – Sono innegabili difetti e discrasie della burocrazia ministeriale – giustamente messa sotto accusa da Renzi – ma bisogna trovare rapidamente l’alternativa altrimenti si cade nell’incapacità di tradurre le scelte in norme operative. È vero che il duo Monti-Letta aveva lasciato in eredità la mostruosa cifra di 899 decreti non attuati, che ora si sono ridotti a 528, ma nel frattempo se ne sono aggiunti 171 della gestione Renzi, e il numero di 699 complessivi è ancora troppo alto.

ECONOMIA – Quando si vuole – sotto molti aspetti giustamente – rottamare un sistema occorre avere idee, uomini, metodo e strumenti alternativi, se no si crea un vuoto pericoloso per le istituzioni. Renzi cerchi pure il consenso – anche attraverso sceneggiate come quella del gelato, che peraltro il consenso forse glielo fanno calare – ma intervenga per colmare questo vuoto. E agisca soprattutto per sanare l’economia; occorre pensare a un nuovo “piano Marshall” perchè la situazione attuale non può essere sanata a breve con le sole riforme (legge elettorale, senato, 80 euro, jobs act) impostate e preannunciate da Renzi, che sono di lunga alena.

La società, gli imprenditori, i lavoratori, i singoli cittadini aspettano risposte concrete e rapide, che vadano oltre le sceneggiate delle riunioni dei leaders socialisti con la camicia bianca, la divisa renziana, o del patto europeo del tortellino. Di slogan ne abbiamo sentiti già abbastanza. Ora è il momento dei fatti: i prossimi mesi saranno decisivi per il destino di un premier che, per ora, ne ha soprattutto raccontate tante.

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