UE, OCSE e BCE ammoniscono l’Italia: deficit alto, c’è il rischio di non agganciare la ripresa

La-sede-della-Bce
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FIRENZE – Nella mia lente d’ingrandimento di oggi ero stato facile profeta, se Renzi non pone mano alla svelta alla riorganizzazione dell’economia, non puntando soltanto a riforme di facciata, l’Italia difficilmente uscirà dalla crisi. Avvertimenti simili provengono adesso, in modo univoco, da Bce, Ocse e Commissione europea, che lanciano moniti e segnali di allerta sull’Italia.

ECOFIN – Su questioni che spaziano dai conti pubblici alla competitività, temi tradizionalmente importanti nella riunione che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan si appresta a presiedere a Milano. Al Consiglio Ecofin informale l’agenda si svilupperà su diversi temi, tra cui la persistente controversia tra chi chiede più flessibilità nella gestione dei conti pubblici e chi invece vuole il mantenimento del massimo rigore.

BCE – La Bce, nel suo ultimo bollettino mensile, ha ammonito proprio l’Italia – che ha la presidenza di turno dell’Unione – sul fatto che permangono rischi sul conseguimento degli obiettivi di deficit 2014, pari al 2,6 per cento del Pil. Specialmente a causa dell’andamento dell’economia peggiore del previsto. Per questo raccomanda all’Italia di consolidare ulteriormente la posizione di bilancio, in modo da assicurare l’applicazione del Patto di Stabilita’ e di crescita riguardo alla riduzione del rapporto debito-Pil.

OCSE – I moniti della Bce hanno trovato indirettamente riscontro nei dati Ocse sulla crescita economica nelle maggiori economie globali. Se per la media del G20 si e’ verificata un’accelerazione nel secondo trimestre, piu’ 0,8 per cento, l’Italia e’ invece tra i paesi ad aver subito una contrazione, meno 0,2 per cento del Pil. Ma soprattutto e’ l’unico tra quelli elencati che nel confronto su base annua abbia registrato valori negativi della crescita ininterrottamente fin da tutto il 2012.

COMMISSIONE UE – In questo quadro gia’ non roseo sempre oggi si e’ aggiunto il rapporto della Commissione europea sulla competitivita’. La crisi economica che si trascina dal 2007 ha provocato la chiusura di quasi una azienda su cinque nel manifatturiero in Italia (-19%). I settori piu’ colpiti sono stati farmaceutica, tessile, pellame e abbigliamento, mentre nella scheda sulla Penisola l’Ue rileva che l’auto e’ il settore in cui il potenziale produttivo resta piu’ lontano dai livelli precrisi: 40 per cento in meno. Inoltre Bruxelles denuncia che in Italia la produttivita’ e’ rimasta ferma anche mentre diminuiva il costo del lavoro.

PADOAN – Ecco, con questo bel biglietto da visita domani Padoan presiderà l’Ecofin, la riunione dei ministri dell’economia e delle finanze dell’Unione europea. L’Italia vorrebbe chiedere, appoggiata in parte anche dalla Francia, una maggiore flessibilità e minor rigore nei conti, ma i numeri e i giudizi che abbiamo riportato non incoraggiano sulla percorribilità di questa via.

RENZI – L’ottimismo del nostro premier, le sue affermazioni apodittiche (nessuno mi fermerà) si stanno scontrando, giorno dopo giorno, con la dura realtà. Mentre cresce l’insofferenza nei confronti di Renzi anche all’interno del Pd, in seguito alle recenti vicende che in Emilia Romagna, baluardo del partito, hanno visti iscritti nel registro degli indagati due big della componente renziana per le questioni dell’utilizzazione dei fondi del Consiglio regionale. E i sindacati della sicurezza sono sempre sul piede di guerra. Non c’è che dire, l’autunno del premier in camicia bianca si presenta caldo, ma Renzi ha le energie per affrontare questi ostacoli. Speriamo che alla fine però non sia l’Italia a dover alzare bandiera bianca.

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